Recensione
Elisabetta Bolondi, www.sololibri.net, 22/11/2011

Il bene della tenerezza, non il male dell'oscenità

David Herbert Lawrence è famoso in Italia soprattutto per lo “scandaloso” romanzo erotico in cui l’aristocratica Constance e il guardiacaccia della sua tenuta si amano in una travolgente storia di sesso. Ma all’origine del libro c’è una complicata vicenda editoriale: a Firenze nel 1928, Lawrence scrive e riscrive il romanzo, facendone tre diverse versioni. Quella appena pubblicata da Donzelli è la seconda, stampata da un tipografo fiorentino che non conosceva l’inglese. Solo nel 1960 il libro verrà pubblicato in Italia, dopo aver subito in patria censure e processi per oscenità.

Forte critico del perbenismo ipocrita della società vittoriana, Lawrence vuole arrivare fino in fondo nel descrivere la prigionia in cui la giovane protagonista, Lady Constance Chatterley, viene tenuta dal marito Sir Clifford, paraplegico in seguito ad una ferita di guerra e dunque impotente, nel ricco maniero di famiglia nelle Midlands, Wragby, circondato da miniere di carbone di proprietà dello stesso Clifford, aristocratico-filosofo, colto e raffinato, gelido e razzista. Il rapporto tra i due è formale, anche se la giovane donna vive in uno stato di perenne soggezione rispetto al marito, più ricco, più snob, più autoritario che lei crede di amare, accontentandosi di una vita agiata e tranquilla, anche se solitaria e priva di alcuna vitalità, fin quando irrompe nella sua vita l’ambigua figura del guardiacaccia, in questa versione chiamato Parkin, che Constance incontra nel parco mentre si lava, seminudo nel suo capanno. Cominciano per la giovane Lady turbamenti e inquietudini che la porteranno, lentamente ma deliberatamente, nelle braccia forti ed accoglienti di Parkin, che la coinvolgerà in una passione sessuale dalla quale Constance è completamente travolta: all’uomo, visto soprattutto nella sua potenza sessuale, nella divinità di un corpo da adorare, lei concederà tutta se stessa, abbattendo le pur formidabili barriere di classe che separano i mondi dei due amanti.

Lo scandalo che il libro suscitò alla sua uscita è evidentemente oggi molto ridimensionato: le scene di sesso esplicito descritte da Lawrence sono oggi molto accettabili e poco “hard” rispetto a ciò che si è scritto e pubblicato in seguito; la parte invece più convincente ed interessante del romanzo è quella dell’interpretazione della lotta di classe. Siamo negli anni dopo la Prima guerra mondiale e dopo la Rivoluzione russa: nella democratica Gran Bretagna si teme lo spettro del bolscevismo e si guarda quasi con rispetto al fascismo appena nato; gli aristocratici del cerchio di Sir Clifford sono dei conservatori, spaventati dall’inevitabile processo di modernizzazione del paese che porterà i minatori, i dipendenti, i sottoposti, i domestici, gli operai a prendere coscienza della loro minorità e a ribellarsi. Molti dei personaggi minori del romanzo incarnano proprio queste problematiche, di fronte alle quali la bella Constance, fragile e ingenua, a causa della passione fisica per il guardiacaccia, cerca dapprima di mediare fra due realtà antitetiche che la tirano ciascuna dalla sua parte, per poi fare la scelta radicale: lasciare il proprio mondo ricco e confortevole per dar vita ad un figlio concepito con Parkin, l’inizio di una vita nuova, rivoluzionaria, capace di superare tutti i tabù, psichici, filosofici, economici, sociali che un tale gesto coraggioso comporta.

La scrittura raffinata, coltissima, piena di citazioni e di rimandi ai testi evangelici, ai grandi della letteratura, da Shakespeare e Lord Byron, rendono il libro denso di suggestioni e coinvolgente sul piano sociologico e politico, oltre che, ovviamente, su quello erotico- sentimentale: “l’uomo fallico”, la libertà di esprimere il desiderio sessuale e il piacere che ne deriva sognato e vissuto da Lady Chatterley, è qualcosa che allude alla lotta di liberazione che le donne hanno perseguito nel corso della seconda metà del Novecento, raccontata con la sensibilità del grande romanziere: il libro è pura letteratura, in esso, dice Nadia Fusini, autrice dell’introduzione, “si scopre il bene della tenerezza, non il male dell’oscenità”.