Recensione
Gianni Valentino, Fumetto, 01/12/2011

Per bambini diventati adulti

Se le parole devono avere un senso, provate un po’ a confrontare questo brano: «Ci sono persone il cui spirito superbo, sotto una fronte perennemente aggrondata, non sopporta non approva né stima altro che il pomposo e il sublime» con quest’altro «Certi signori pieni di sussiego, / dallo sguardo pensoso / e dalla fronte sempre corrugata / essendo refrattari ad ogni svago / fan mostra di aver grande ammirazione / soltanto per il sublime ed il pomposo». Sono le rispettive traduzioni dell’incipit della famosa favola Pelle d’asino di Charles Perrault, ma la differenza non sta solo nel fatto che il primo sia in prosa (di una pur pregevole Myriam Cristallo) e il secondo in versi (di Maria Vitale). La differenza è soprattutto il segno di una serissima metafora, ossia un differente approccio per almeno due valenze: da una parte, in poesia, un testo modernamente dinamico e dall’altra rispettoso della forma francese originaria: il che significa una traduzione mai così avvenuta in italiano. In effetti, trattandosi di favole (questa in versi, ma comunque in prosa le altre: da Cappuccetto Rosso a Cenerentola, da Barbablù a Pollicino, eccetera: i caposaldi di questo tipo di narrazioni), e nella prospettiva che esse verrebbero comunque “consumate” da lettori “semplici”, si è sempre ricorsi – trasponendole nella nostra lingua – a una certa qual semplificazione espressiva. Non così, invece, nella proposta editoriale ora fattane da Donzelli con Tutte le fiabe, in cui Maria Vitale ha scelto “di seguire Perrault nel suo narrare scarno, quasi elementare, perché la forza della fiaba, grazie alla ricchezza dell’immaginario che suscita, consiste proprio nel non aver bisogno di orpelli”. In sostanza, un’edizione leggibile da chiunque, ma particolarmente apprezzabile da un lettore culturalmente adulto, che ritroverà in queste favole una gratificazione inaspettatamente rinfrescante. Ma al di là di ciò, quel che mi preme sottolineare nella nostra ottica, sono le illustrazioni. Un dovizioso corredo di un’ottantina di immagini, uscite dalle mani “magiche” (non guasta, in un contesto di fate...) di una famosa illustratrice francese, Élodie Nouhen. Un’artista titolare, potremmo dire – inventandoci un’espressione – di valori transtilistici, nel senso che essa non rinuncia a una certa aria tradizionale, quella che caratterizza gli artisti che si occupano del fiabesco (animali, ambienti, volti, abbigliamenti, addobbi...) ma tutto travolge con una sua ventata di fresca modernità. Le immagini, in colori ora delicati ora più carichi, subiscono una stilizzazione che deforma i corpi (umani o animali) secondo parametri di un ammiccante e dolce grottesco, senza però indulgere a infantilismi, anzi evidenziando una equilibrata convergenza fra i toni cromatici – affidati alle tonalità delle matite a pastello colorate – e certe soluzioni di un lieve calligrafismo, dove a dominare sono i sottili e finissimi tratteggi del pennino o le ariose coperture di superfici con minuscoli motivi ripetuti: stelline, o fiorellini, o micro-scacchiere, o petali: eleganze da filigrana, capaci sia di alleggerire l’immagine, sia di gratificare l’occhio dell’osservatore. Un complemento ideale, dunque, al corrispondente testo, vale a dire una convergenza di due distinte modernità, quella linguistica e quella grafica. Il che significa un rispetto editoriale raro, nei confronti di un testo proposto ai lettori.