Recensione
Mariolina Bertini, L'Indice, 01/11/2011

Classici

Figura di spicco della corte di Luigi XIV, collaboratore di Colbert , autore di elogi sperticati del re in versi e in prosa , protagonista – dalla parte dei Moderni – della “Disputa degli Antichi e dei Moderni” – Charles Perrault aveva più di sessant’anni quando si cimentò per la prima volta in un genere che stava diventando di moda, la fiaba. Delle tre fiabe in versi che pubblicò nel 1693, una conobbe immediatamente grande fortuna : Pelle d’asino. Incoraggiato da quel successo , nel 1697 diede alle stampe otto fiabe in prosa, attribuendole al figlio decenne Pierre, di cui sperava così di favorire la futura carriera. Ma Pierre sarebbe morto in giovane età e il pubblico non avrebbe mai avuto dubbi sul vero autore delle incantevoli “Storie del tempo che fu” (questo il titolo originario, accompagnato dal sottotitolo che rimandava al folclore, Fiabe di Mamma Oca). Sono proprio le otto fiabe in prosa quelle raccolte in questo volume, tutte celeberrime: dalla Bella addormentata a Barbablù, da Cappuccetto rosso a Cenerentola, a Pollicino, al Gatto con gli stivali. L’eccellente traduttrice vi ha aggiunto un notevole pezzo di bravura: la traduzione in versi di Pelle d’Asino, da lei trasposta con un garbo e un’eleganza straordinari. Il lavoro è di particolare interesse perché di tutte le fiabe di Perrault Pelle d’asino è quella che è stata più spesso censurata. In questa versione l’audacia dell’originale resta intatta: il re desideroso di sposare la propria figlia , ad esempio, riesce a far avallare la sua insana decisione da un accomodante padre gesuita , scomparso dalla maggior parte delle edizioni otto-novecentesche del testo. E’ una frecciata che ci ricorda che Perrault appartenne a una famiglia di ferventi giansenisti e fu forse tra gli ispiratori delle “Lettere provinciali” di Pascal . Se il lettore bambino di questo volume sarà incoraggiato dalla traduzione piana e trasparente, e dalle piacevoli immagini della giovane illustratrice, il lettore adulto vi ritroverà tutto il fascino della secentesca “civiltà della conversazione”: in articolare gli incanti di una voce narrante ironica e allusiva, che sa fondere con grazia inimitabile le oscure magie del folclore e lo sguardo spregiudicato della moderna razionalità.