Recensione
Seia Montanelli, Corriere Nazionale, 04/11/2011

11 anni nei campi di concentramento e 70 di silenzio

Quanto si può resistere all'orrore? E’ sconvolgente (anche) in questo senso, la testimonianza postuma raccolta nel diario del commerciante svizzero Carl Schrade, internato nei campi di concentramento tedesco dal 1934 al 1945, non solo per le atrocità raccontate, che sebbene già conosciute attraverso altre pagine e altre voci non mancano mai di suscitare sgomento e ripulsa, ma proprio per quegli undici anni di prigionia, un periodo lunghissimo che effettivamente fanno di Schrade un veterano, come recita il titolo del volume appena uscito da Donzelli, Il veterano - Undici anni nei campi di concentramento (1934-1945), (trad. it. di Dadid Scaffei pp. 224;€ 23,00) con la prefazione di Alessandro Portelli, storico e accademico romano, considerato uno dei principali teorici della storia orale. Schrade è stato fermato nel 1934 per aver pronunciato alcune frasi critiche sul regime nazista e poi internato prima a Lichtenburg poi nei vari campi dell’orrore, da Esterwegen a Sachsenhausen, da Buchenwald a Flossenbürg. Ne uscì solo con la liberazione da parte dei russi e in seguito testimoniò nel processo di Dachau contro i suoi aguzzini e soprattutto contro quei medici che sperimentavano sui malati e i più deboli. Durante tutti gli anni di prigionia, Schrade aveva tenuto un diario in cui riportava ogni cosa che gli accadeva e che nell’insieme è uno straordinario documento sull’evoluzione dei campi di concentramento, da campi di lavoro a campi di sterminio, ma anche sui cambiamenti stessi all’interno del nazismo, con l’allargamento dei nemici del regime, e quindi del flusso dei soggetti internati. Schrade consegnò il suo diario all’amico Jehan Knall-Demars, figura storica della Resistenza francese, del quale fu ospite a Nizza per diverso tempo, e solo negli ultimi anni, dopo circa settanta, è stato riportato alla luce. Come già negli scritti di Primo Levi, oltre alla descrizione delle violenze inflitte, delle umiliazioni, della disumanità delle condizioni all’interno dei campi, quello che colpisce, e lo nota Portelli nella sua prefazione, è come le vittime facilmente si abbandonino al male, diventandone complici, e alla fine anche Schrade di fronte alla corruzione degli animi, non può che chiedersi se questo è un uomo.