Recensione
Giuseppe Berta, L'Espresso, 13/10/2011

Si fa presto a dire briganti

Il Risorgimento e l'unità politica del Paese, non furono l'esito di un progetto consapevole, ma il frutto di conflitti, non soltanto fra le parti che componevano l'Italia preunitaria , ma anche al loro interno. Si confrontarono visioni opposte, che si combatterono nel contesto di aspre lotte locali. Le recenti polemiche, mosse sovente da sommari intenti revisionistici, che propongono l'immagine di una società divisa in grandi blocchi, come il Nord e il Sud, e insistono sulla loro inconciliabilità, non tengono conto delle condizioni concrete in cui si svolse il processo di unificazione. Fa bene dunque, Salvaotre Lupo, studioso originale e vigoroso dell'età contemporanea, a richiamare nel suo bel saggio la realtà composita e contraddittoria che formò l'impasto risorgimentale. Lo scenario era quello di una rivoluzione in atto, in cui si contrapponevano forze controrivoluzionarie, che apparve in pieno con la dissuluzione del Regno delle Due Sicile. Lupo invita a guardare il passato non attraverso il giudizio ( e spesso il pregiudizio) postumo, ma rispettando il punto di vista dei protagonisti di allora. Lo storico siciliano non teme, così, il riconoscere il carattere di guerra di "guerra civile" del brigantaggio, ma evita di ricondurlo a una precisa matrice sociale. Mostra invece il coacervo di interessi locali e di lotte di fazione che condizionava la società meridionale. Il periodo post-unitario, col suo strascico di violenza, a volte estrema, non si presta a essere piegato a nessuna interpretazione unilaterale. E la conclusione di Lupo finisce con l'essere la più antirevisionista: a beneficiare dell'unità furono il Nord come il Mezzogiorno d'Italia, che conobbero un progresso altrimenti impensabile.