Recensione
Franco Zanetti, rockol.it, 05/10/2011

Titolo che incuriosisce

Non sono né competente né particolarmente appassionato di storia della televisione, ma ho chiesto questo libro perché il sottotitolo – “Le donne e la televisione in Italia” – mi incuriosiva, così come mi sembrava promettente la firma dell’autrice, Daniela Brancati, prima donna a dirigere un telegiornale in Italia (anzi, due: il TG di Videomusic nel 1991 e il TG nazionale nel 1994). Per certi versi questo libro è il companion di “La pubblicità è femmina ma il pubblicitario è maschio”, pubblicato da Sperling & Kupfer nel 2002 e mai più ristampato. L’assunto dell’autrice è che la TV – cito dal retro di copertina – “è stata ed è lo specchio dei desideri prevalenti dei maschi italiani”. Ed in effetti la ricostruzione storica della Brancati, ampiamente corredata di puntuali citazioni e riferimenti, conferma l’assunto – almeno a chi legga senza preconcetti e senza pregiudizi. Intendo dire che Brancati non trucca le carte, non fornisce una lettura “strumentale” – poi, ovvio che veda le cose dal proprio punto di vista, ma ci mancherebbe anche che così non fosse. Sicché, assunto a parte, leggere il libro è anche ripercorrere i momenti salienti della storia della TV in Italia: non solo una storia di programmi e di personaggi, ma una storia di leggi e leggine, di influenze politiche, di scontri aziendali, che conoscere (per chi non la conoscesse) è assai istruttivo. E adesso, la lamentela. Ne avevo già accennato nella recensione di “Il Festival di Sanremo” di Facci e Soddu (Carocci), scrivendo: “quando autori avvezzi a trattare materie ‘alte’ si misurano con la canzonetta, da una parte lo fanno con un atteggiamento un po’ condiscendente, dall’altra parte non sembrano essere attenti quanto dovrebbero ai dettagli e alla precisione storica”. Amplio qui il discorso: scrivendo che, da giornalista che ha dedicato – finora – trentasette anni della propria vita a scrivere di musica leggera, mi dispiace sempre quando mi rendo conto che giornalisti esperti in altri settori tendono, spesso, a tirar via quando sfiorano l’argomento “musica leggera” nel contesto del loro lavoro. Sembra che, insomma, non appaia loro granché importante, in fondo, se un’informazione o una data riguardante le canzonette viene riportata in maniera errata. Ed è per questo che mi viene spesso da pensare – non sarà certo il caso della Brancati – che se io, da competente della materia “canzonetta”, trovo errori negli scritti di altri giornalisti relativamente ad argomenti che conosco, allora probabilmente altri competenti in altri settori a loro volta troveranno in quegli scritti altri errori, relativamente alle materie di cui sono esperti. Due esempi. A pagina 29: “Scopriamo i Beatles. Arrivano nel ’65 all’Adriano di Roma per iniziare la loro prima tournée italiana”. Sbagliato, ovviamente. La tournée italiana dei Beatles (prima, e ultima) iniziò a Milano, il 24 giugno del 1965 (e i Beatles arrivarono a Milano in treno alle 23.40 del 23 giugno). A Roma, all’Adriano, la tournée si concluse, il 28 giugno. A pagina 48: (si parla del Festival di Sanremo del 1966): “Per la prima volta il Festival apre ai cantanti stranieri”. Sbagliato, anche questo: l’anno in cui Sanremo aprì ai cantanti stranieri è stato il 1964 (in gara Patricia Carli, Frankie Laine, Ben E. King, Antonio Prieto, Fraternity Brothers, Frankie Avalon, Paul Anka, Gene Pitney, Nino Tempo e April Stevens, Bobby Rydell, Frida Boccara, Los Hermanos Rugual, Peggy March, Peter Kraus, Maria Moran), e anche nel 1965 gli stranieri in gara erano parecchi (New Christy Minstrels, Udo Jurgens, Gene Pitney, Kiki Dee, Connie Francis, Petula Clark, Jody Miller, Yukari Ito, Les Surfs, Bernd Spier, Dusty Springfield, Timi Yuro, Kenny Rankin, Hoagy Lands, Anita Harris, Danyel Gérard, Johnny Tillotson). Direte: ma cosa toglie questo al valore del libro di Brancati? Nulla, figuriamoci. Ma resta, all’appassionato competente, il sospetto che a Brancati non importi granché della musica leggera (legittimo) ma che nemmeno all’editor del libro di Brancati sia importato granché di controllare queste asserzioni. Speriamo che l’abbia fatto per tutte le altre.