Recensione
Mario Bonanno, www.sololibri.net, 24/10/2011

Perizia formale e contenutistica dell'autrice

Detesto “Caruso” per via delle cover, comprese quelle di Luciano Pavarotti e Andrea Bocelli (è possibile scriverlo senza venire accusati di lesa maestà?). E stendo un pietoso velo sulle innumerevoli versioni pop che la canzone ha avuto: l’originale di Dalla è da ovazione ma i remake, personalmente, mi restano sullo stomaco. Inoltre scrivere un libro concentrando l’analisi su un solo album comporta rischi di non poco conto, figurarsi su un’unica canzone.

Ammetto dunque di essermi avvicinato al testo di Melisanda Massei Autunnali (“Caruso. Lucio Dalla e Sorrento. Il rock e i tenori”, Donzelli, 2011) non senza qualche diffidenza. Mi è bastato scorrere le prime pagine per fugare ogni dubbio: il primo merito della Massei Autunnali risiede nella perizia - formale e contenutistica - con cui maneggia l’oggetto di indagine. Riesce, infatti, a dipanare la matassa storica del brano - prologo, genesi, sviluppo (leggi successo planetario) - conciliando con estrema puntualità l’inchiesta giornalistica, la cronaca, un barlume di leggenda e uno di storia musicale. “Caruso” risulta, così, in primo luogo uno squarcio di storia (parziale, ma soltanto per via del periodo circoscritto che tratta) della canzone italiana: melodica, lirica, pop, cantautorale. Poi vanta anche un altro merito: scorre con fluidità, senza perdersi nelle analisi fine a se stesse e nemmeno in sterili dietrologie. A tratti il saggio si legge addirittura come un “mistery musicale”, uno di quelli in bilico tra detto e non detto, in cui non sai mai bene dove finisce la realtà e comincia la (studiata) fantasia. Di mezzo ci sono il contesto di una struggente Sorrento, una camera d’albergo “condivisa” - a distanza di decenni - da due “geni” musicali che più diversi di così si muore (Caruso e Dalla, per l’appunto), e anche - perché no – una “vecchia terrazza” affacciata sul mare che luccica, e sul vento che tira forte, impazzando sul golfo. E’ l’omaggio poetico-canoro che Dalla dedica al tenore innamorato, ai suoi ultimi giorni. Gli esiti sono sotto gli occhi (e nelle orecchie) di tutti: “Caruso” è strappalacrime (altrimenti che ossequio al melodramma sarebbe?), e basta poco perché l’Italia e buona parte del mondo se ne accorgano. “Caruso” esce il 10 ottobre 1986, in pieno evo musicale esterofilo/elettronico, come unico inedito del live americano “DallAmeriCaruso”. E proprio il viaggio andata e ritorno - America-Italia-America - diventa il perno ideale attorno al quale gravitano (ruotano, girano, s’infittiscono, rigirano e spiegano, con diverse divagazioni, dichiarazioni, stralci di interviste) le pagine di questo libro.

Tra aneddoti succosi, scoperte, curiosità, misteri piccoli piccoli, alla ricerca del senso ultimo di una canzone-ponte tra vecchio e nuovo, melò e canzone d’autore. Un senso da rintracciare, forse, proprio nella sua

“intrinseca capacità di ricucire passato e presente, arte alta e arte popolare, e di creare un punto di convergenza tra le grandi voci che nel tempo hanno reso il bel canto italiano – e in parte la tradizione napoletana – popolare in tutto il mondo”.

Un’ottima lettura, per fedelissimi dalliani, melomani di ritorno e/o semplici curiosi di vita vera.