Recensione
Sargio Caroli, La Sicilia, 05/10/2011

Rutilanti colori per fiabe d'amore e di morte

Dopo le “Favole” di la Fontaine e la “Genesi” biblica, escono da Donzelli, a conclusione dello splendido trittico di opere letterarie, “Mille e una notte a colori”, illustrate da Marc Chagall. Del capolavoro della letteratura araba il pittore russo , naturalizzato francese, di origine ebraica, scelse quattro fiabe fra le più evocative: “Il cavallo d’ebano”, Julnar del Mare, “Abdullah della Terra e Abdullah del Mare”, e “Kamal al Zaman”, illustrandole con 13 litografie a colori che appaiono per la prima volta i edizione italiana, affiancate da altrettanti disegni preparatori in bianco e nero, e realizzate con tecniche di incisione e di stampa di rara finezza. Come era avvenuto per La Fontane e i libri della Bibbia, a suggerire a Chagall l’idea di illustrare le “Mille e una notte” era stato il suo amico Ambroise Vollard, gallerista editore e mecenate, che alla fine degli anni Venti gli propose di cimentarsi nell’impresa attraverso cento incisioni in bianco e nero. All’inizio degli anni Trenta il progetto fu interrotto: non soddisfacevano Chagall le tecniche di stampa a colori allora in uso. Quindici anni più tardi il felice incontro negli Stati Uniti con lo stampatore newyorkese Albert Carman consentì all’artista di portare a compimento l’unico progetto, poi concluso nel 1948. La genesi del quale è legata a dolorose vicende biografiche. Chagall aveva da poco perduto l’adorata moglie Bella , sicché nella scelta delle fiabe sono presenti i motivi dell’amore e della morte che limitano e trasfigurano in forme e colori il ricordo della passione e la struggente nostalgia di lei. Ma alle fonti della sua ispirazione troviamo anche le affinità senza numero che legavano Chagall al prodigioso lascito di vicende nelle quali trovano amalgama la tradizione araba e ebraica , egizia e mesopotamica , indiana e persiana. Il commovente legame con la sposa, il distacco degli amanti e il loro ricongiungimento, il senso della morte e il senso dell’amore sono temi comuni alla tradizione araba e a quella ebraica. A offrirci il senso delle comuni radici delle due culture è anche il rutilante sfolgorio dei colori di Chagall. Quanto ai testi delle fiabe, fu seguita l’edizione delle “Arabian nights” che, curata da Richard Burton e pubblicata per la prima volta tra il 1885 e il 1888, era l’edizione – principe nel mondo anglosassone. Da essa – e non dal testo francese di Galland – procede la bella traduzione italiana di Fulvia de Luca. La parola poetica e la parola pittorica sono sempre figurative, fantastiche e allegoriche; in pittura come in poesia non si tratta di dire “certe” cose, si tratta di dirle in modo che introno ad esse ruoti un universo di fatti, di pensieri, di passioni. In questo senso le litografie delle “Mille e una notte” sono nobilmente figurative , allegoriche e fantastiche: così la bella favola dell’uccello che nell’azzurro sogna i suoi colori, la trasfigurazione di aeree architetture in una favolosa efflorescenza, il verde soffuso del raggio lunare, l’oro che illumina i corpi in “Junar del mare”, gli animali fatati, gli amanti che volteggiano nello spazio simili a quelli dei nostri sogni e dei nostri ricordi. Per Chagall gli amanti, i fiori, gli uccelli non sono un’infinitesima parte del mondo, ma “il mondo” che si manifesta come forza primigenia e pura in ogni espressione d’amore e nella sua trasfigurazione artistica. Anche in queste litografie un tema sembra dominare: due personaggi, sovente soltanto due volti, uomo e giovane donna, si piegano teneramente l’uno verso l’altro.