Recensione
Maria Antonietta Schiavina, Il Tirreno, 29/09/2011

Pinocchio, un bugiardo di ferro

A centotrenta anni dalla nascita di Pinocchio, l’ultima riscrittura arriva dal Giappone dove il disegnatore Tomonori Taniguchi abbandona i manga e si dedica al burattino apportando , però, una radicale variazione sul tema: il corpo di ferro e un destino “molto più gioioso”. Taniguchi a novembre verrà in Toscana per sottoporsi – col coraggio di un kamikaze – al giudizio ipercritico dei conterranei di Pinocchio.

L’editore satirico. “Sono già stato più volte nella vostra splendida regione, ho visitato il museo di Collodi e ho mangiato un’ottima trippa alla fiorentina – confessa l’illustratore nipponico – non vedo l’ora di tornare per presentare questa mia ultima fatica pubblicata per i tipi di Donzelli”. Ma che accoglienza troverà il burattino di ferro dell’illustratore giapponese? Susciterà la stessa simpatia di quello di legno? E trovandosi nell’Italia di oggi, patria di una politica più bugiarda di lui, come reagirà? “Non ho visto il libro di Taniguchi – risponde l’editore del Vernacoliere Mario Cardinali – ma se il burattino di legno era figlio di una sega ( da falegname) , mi vien da pensare che quello di ferro sarà figlio d’una raspa ( da fabbro) . E i figli delle seghe sono altrettanto improbabili che quelli delle raspe. Fosse solo per le bugie poi – aggiunge Cardinali – Pinocchio oggi si ritroverebbe fra altri burattini, tutto sommato in buona compagnia. In politica però allignano anche molti delinquenti . E, invece che nell’imbroglio della miracolosa semina di monete, un Pinocchio odierno dovrebbe credere nella truffaldina promessa dei miracoli del voto. L’artista. Pungente come sempre il giornalista Oliviero Beha, autore del saggio “I nuovi mostri” esito da Chiare lettere, che affronta la crisi politica culturale del nostro paese. “Se nascesse oggi Pinocchio reagirebbe malissimo – sostiene Beha – perché scoprirebbe un principio di ruggine sulla punta del piede e prenderebbe la cosa come un pessimo segnale. Anche la fucina da cui uscirebbe, presumo a Manchester sia pure con manager nipponici e mano d’opera coreana, poeticamente lo lascerebbe perplesso….Ma il problema sarebbe il naso: e la chirurgia plastica/estetica . Pinocchio, infatti, fa del naso un sensore della vita , e dello specchio narcisistico della realtà fiabesca. I nostri pessimi attori recitano male, anche se poi riescono a cancellare il loro naso allungato con il lifting”. L’imitatrice. “Mi inquieta l’idea di un Pinocchio di ferro, come se la bugia considerata colpa grave fosse ancora più difficile da debellare per la sua tenace incorruttibilità rispetto al legno”, riflette invece l’imitatrice piombinese Gianna Martorella. “E poiché la bugia produce un danno sottile ma devastante - aggiunge – non si sente il bisogno di un Pinocchio più resistente”. Il pittore. “Sono un tradizionalista e non riesco a immaginare un Pinocchio in ferro” spiega il pittore Giampaolo Tafani, che sta ultimando per la fondazione Collodi un libro illustrato sul burattino. “Spero però che Taniguchi abbia assorbito il personaggio…cosa che per me non è stata facile: non ero io, infatti, che interrogavo il burattino, ma il burattino che interrogava me. Le bugie della politica? Di fronte allo sporco che c’è nell’aria , Pinocchio si sentirebbe un angelo anche quando fa il ciuco. Perché, al di là delle marachelle, lui è un essere buono, mentre chi ci governa è bugiardo, ma anche cattivo”. La politica. “Se il burattino di Collodi nascesse ora chiederebbe i danno ogni volta che viene usato il suo nome come il capostipite dei bugiardi”, dice l’onorevole del Pd Silvia Velo in una pausa delle votazioni alla Camera sulla manovra economica. “Le sue, infatti , erano innocenti bugie, che gli servivano anche a divenire grande , mentre gli pseudo- pinocchi odierni sono soltanto ipocriti e pericolosi”. Il cinefilo. Categorico il critico cinematografico Fabio Vanessa:”Un Pinocchio di ferro? Pessima idea: le fiabe non si toccano. Tra l’altro non funziona neppure come aggiornamento ai tempi , visto che il ferro è un materiale antico quanto il legno e che Mastro Geppetto avrebbe potuto essere anche un fabbro . Penso che Pinocchio proporrebbe di eleggere politici di legno, che verrebbero smascherati dall’allungamento del naso!”. L’artista. “Siamo tutti dei burattini” sentenzia il pittore Franco Monsignori, che alla favola di Collodi ha dedicato la mostra “Pinocchio nel terzo millennio” ( Bottini dell’Olio, Livorno, fino al 29 ottobre). “E’ il protagonista del libro di Collodi, di legno o di ferro, ma sempre attuale, anche se, nascendo adesso , vorrebbe stare ben lontano da tanti arricchiti alle nostre spalle”. L’attrice. Contraria al Pinocchi alternativo anche l’attrice Lucia Poli. “Solo un giapponese poteva immaginare un burattino di ferro, duro, inflessibile,guerresco. Il contrario di quello tradizionale , che è una “testa di legno”, cioè uno zuccone, si brucia i piedi nel camino, nuota in mare come un fuscello e viene inghiottito dalla balena, mentre un pezzo di ferro al fuoco si arroventa e in acqua va a fondo. Quando dice bugie, Pinocchio è un candido nella sua spregiudicatezza. E oggi non riconoscerebbe il mondo di falsità che domina la vita pubblica - continua la Poli – perché come cade nell’inganno del gatto e della volpe e va a seppellire le monete d’oro, come crede alle parole di Lucignolo e lo segue nel paese dei balocchi, così Pinocchio penserebbe di trovarsi nel migliore dei mondi possibili , nel paese di Bengodi, lontano dalle crisi, dove tutti sono onesti. Unica pietra dello scandalo: i giornalisti, naturalmente. E siccome lui non ha ancora imparato a leggere e a scrivere , non potrà mai verificare.