Recensione
Federico Tulli, Left, 05/08/2011

Alambicchi rosa

Hanno nomi semplici , qualche snob direbbe poco creativi, molto comuni specie nel XIX secolo. Ma sono donne che di comune hanno ben poco. Oggi Rita Levi Montalcini, Margherita Hack e Massimilla Baldo Ceolin. Ieri Eva Giuliana Mameli Calvino e Margherita Beloch Piazzola e altre ancora. Sebbene in 150 anni di storia d’Italia una sola donna sia stata insignita del Nobel in area scientifica (la Montalcini), spesso la ricerca qui da noi ha raggiunto importanti risultati proprio grazie al contributo dell’ingegno femminile. Lo dimostrano le affascinanti biografie di 19 grandi scienziate vissute dal 1861 in poi, che una rinomata matematica, Elisabetta Strickland, narra nel suo libro dal titolo eloquente: Scienziate d’Italia. Diciannove vite per la ricerca (Donzelli). Giuseppina Aliverti, Massimilla Baldo Ceolin, Margherita Beloch Piazzola, Giuseppina Biggioero Casotti, Rita Brunetti, Enrica Calabresi, Maria Cibrario Cinquini, Maria Bianca Cita Sironi, Cornelia Fabri, Elena Freda, Margherita Hack, Rita Levi Montalcini, Eva Giuliana Mameli Calvino, Lydia Monti, Pia Nalli, Filomena Nitti Bovet, Maria Pstori, Livia Pirocchi Tonolli, Pierina Scaramella – racconta Strickland nel suo delizioso pamphlet – hanno dedicato la loro vita alla ricerca , collaborando al progresso della scienza nonostante il ritardo della politica e le difficoltà oggettive, e in una condizione palese di assenza di pari opportunità rispetto ai colleghi maschi. Sono state scelte dall’autrice per la peculiarità complessiva delle loro vite e l’originalità dei risultati raggiunti, ma la narrazione è anche un “pretesto” per radiografare la società in cui si sono mosse. L’intento di Strickland è duplice : rendere un tributo al lavoro caparbio e alla loro straordinaria intelligenza, e riflettere sul ruolo della donna nella ricerca e sui principali ostacoli alla parità nel mondo scientifico. Argomento questo sempre attuale.