Recensione
Stefano Quario, Blow Up, 01/10/2011

L'imprinting del pop sulla musica

Non c’è dubbio che il pop sia stato uno dei movimenti (artistici certamente, ma anche tra i pochi in grado di causare un impatto profondo a livello sociale e culturale) più significativi del ventesimo secolo. Cosa ancora più sentita per chi si interessa di musica, visto che proprio in tale ambito il pop ha lasciato un imprinting particolare, fino ad essere considerato come genere a sé stante – e ormai etimologicamente abusato fino a perdere il senso originario del termine. Questo saggio è un libro esemplare per tracciare le coordinate storiche del pop, e della pop art in particolare, partendo dagli albori del fenomeno: dall’intuizione primigenia di Baudelaire in merito alla mercificazione dell’arte, fino al trattamento della materia in ambito filosofico da parte di autori come Benjamin, Eco o Baudrillard. Mecacci si dedica poi a una descrizione più applicativa che storiografica dei contesti in cui il pop ha saputo esprimersi, soffermandosi in particolare sul decennio cruciale per il movimento, gli anni ’60. Gli snodi fondamentali della storia del pop, con Andy Warhol inevitabile attore protagonista, vengono descritti senza indulgere in descrizioni prolisse o sterili catalogazioni, ma cogliendo invece, con colta brillantezza e un pizzico di personalismo, gli avvenimenti più salienti della vicenda in ambito artistico, architettonico, cinematografico e musicale. Ed è un vero peccato (anche se ciò era dichiarato fin dall’inizio) che il testo fermi le sue esplorazioni al momento in cui il pop inizia a declinare (gli anni ’70), poiché la storia non finisce lì. Dal punto di vista musicale, in particolare, l’autore mostra notevole competenza nell’analisi di alcuni classici (John Lennon, Bob Dylan e Brian Wilson) come delle espressioni più smaccate dell’ultima generazione (Madonna e Michael Jackson). Sarebbe stato bello analizzare il senso del fenomeno nel contesto odierno, in cui tutto, anche l’avanguardia più estrema, entra nel tritatutto del pop, mentre le canzoni dei Beatles, che ne dovevano essere l’espressione ideale, ovvero istantanea e consumabile, sono diventate dei classici imperituri. Chissà che Mecacci non ci pensi per il prossimo volume; siamo certi che farebbe un lavoro eccellente. Bizarre