Recensione
Filippomaria Battaglia, www.panorama.it, 12/08/2011

Warhol e non solo: Mecacci ci racconta l'estetica del pop

Arte, arredamento, linguaggi. E ancora: libri, letteratura, musica e, più in generale modi di vivere. Scrivi pop e fai riferimento a un universo composito, che a seconda del fruitore si allarga e si restringe in modo assai variabile. Proviamo allora a cristallizzarlo in un mese, il settembre del 1963. E' in quel torno di giorni che Blue Velvet di Bobby Vinton domina la top ten americana. Al cinema 007 dalla Russia con amore non ha rivali,mentre dall'altra parte dell'oceano She loves you dei Beatles fa ballare mezza Europa. Ma è soprattutto - come ricorda lo studioso Andrea Mecacci - il periodo di Andy Warhol e della sua Pop art. Bene, quel mese è solo un mese, d'accordo. Ma rende bene l'idea dell'imponente influenza che la parola Pop ha avuto ( ed ha tuttora) nella cultura e nell'immaginario contemporaneo. Non è difficile capire allora come un saggio sull'Estetica del Pop, come quello che Donzelli ha mandato in libreria firmata appunto da Mecacci - non sia una barbosa analisi filosofica e alienante. Al contrario. Corredato da un vivace apparato fotografico, il libro è una sorta di cartina di tornasole piuttosto imprevedibile, che disvela i mille legami con una cultura persistente e quasi onnicomprensiva, in grado di confondere alto e basso, fetish e lirico, senza mai evitare il confronto con la relatà di tutti i giorni.