Recensione
Elisabetta Cremaschi, Gavroche Blog, 11/09/2011

L'estate di Garmann

In ricordo delle 77 vittime della strage di Oslo e Utoya del 22 luglio 2011. In particolare, dei bambini e dei ragazzi che quest'anno non potranno correre al suono della campanella.

Mancano solo 13 ore all'inizio delle lezioni dell'anno scolastico del nostro Paese. Non so se anche per voi sia lo stesso, ma ogni anno il mio ricordo va al primo giorno di scuola. Non a quello della terza elementare, che ne so della quinta, a uno orribile delle scuole medie o a uno qualsiasi delle superiori. No, proprio a quel giorno lì. Le immagini, le sensazioni si mischiano con il profumo della gomma Pelikan verde, delle matite appena spuntate, con l'odore del cuoio dell'astuccio chiuso da mesi. Su tutto, in lontananza, la voce di mia madre che mi dice di togliere delle cose dalla cartella che tanto ha visto ed è inutile che faccio finta di niente... popotuttapanna, libri, l'album da colorare, il fazzoletto per fare pollicina... Ma torniamo a noi. C'è un libro che più di altri celebra, in modo magistrale, le emozioni che precedono quel primo giorno, i gesti della preparazione per la prima grande avventura lontano da casa, il momento sospeso dove si assiste alla fine di un'epoca per aprirsi all'aurora di un'altra pronta a dispiegarsi. La paura del primo passo nel nuovo mondo. È un libro di un'autore norvegese, uscito nel 2006 e qualche mese fa finalmente pubblicato in Italia dalla casa editrice Donzelli con il titolo L'estate di Garmann (traduzione letterale dell'originale Garmanns sommer). L'autore è Stian Hole, classe 1969, che vive a Oslo insieme alla moglie Anna-Birgitte ai figli Odd-Olav e Osmund. Stian ha all'attivo quattro picture book. I suoi libri, in particolare quelli della trilogia di Garmann (gli altri due titoli sono Garmanns gate, 2008 e Garmanns hemmelighet, 2010), lo hanno reso vincitore dei più prestigiosi premi internazionali rendendolo così uno degli autori di maggior successo nel mondo della letteratura per l'infanzia.

Stian Hole Ricordo, in particolare, quando Garmanns sommer arrivò alla segreteria organizzativa del BolognaRagazzi Award al tempo, erano i primi giorni dell'anno 2007, presso la Giannino Stoppani Cooperativa Culturale di Bologna. Colpì tutti fin dal primo momento. Poi, quel libro, si fece strada da solo tanto da vincere nella sezione Fiction l'ambito Premio con la seguente motivazione della giuria (allora composta da Antonio Faeti - Presidente della giuria del BRAW Italia, Matteo Bologna - Mucca Design USA e Martin Salisbury Cambrige School of Art UK): Accade raramente, nella storia dell’editoria, che si possa prendere atto dell’esistenza di un libro come “Garmanns sommer” di Stian Hole. È questo un libro, infatti, in cui appare davvero un rinnovamento dell’immagine così esplicito e vivo da imporre necessariamente una riflessione che spesso non si può riferire all’editoria. Quello di Stian Hole è un libro che appare come il frutto autentico di una ricerca a cui l’autore si è votato. E ricercare vuol dire innovare, ovviamente, ma significa anche tener conto di una grande vicenda storica, significa confrontarsi con il presente guardando al passato, cercando in esso le proprie radici. Così l’avanguardia tedesca del primo dopoguerra, le ricerche stilistiche italiane, i maestri del surrealismo, il cinema sperimentale, il design tra le due guerre si ritrovano proprio qui, entro queste nitide prospettive di sogno che narrano poeticamente senza mai trascurare il quieto nitore della ragione. Una poetica, questa che si rivolge ai bambini con grande consapevolezza emotiva, perché intende parlare ad essi senza le povere volgarità di tante attuali proposte, guardando in alto, coltivando, nel visivo, la nobiltà dello spirito.

Forte della memoria di questa motivazione, oltre che della gioia di vedere il libro sugli scaffali delle nostre librerie, ho pensato di mettermi in contatto con Stian Hole per offrirvi la possibilità di conoscere, attraverso il nostro breve scambio di parole, qualcosa di più della sua opera. In questo post parleremo principalmente di Garmann sommer. Nel prossimo dedicato al lavoro di Stian (domenica 18 settembre), parleremo di Garmanns gate e Garmanns hemmelighet, i titoli della trilogia che al momento non sono ancora stati pubblicati da noi... ma speriamo lo siano presto. Buona lettura!

Il tuo approdo alla Letteratura per l'infanzia è piuttosto recente. Il tuo primo libro Den gamlne mannen og havlen risale infatti al 2005. Come sei arrivato a compiere questa scelta?

Ancora oggi continuo a lavorare, a fare illustrazioni e opere di grafica per progetti che provengono da diversi settori culturali tra questi, la letteratura per adulti. Nel prossimo autunno dedicherò parte del mio tempo a lavorare come scenografo per uno spettacolo che andrà in scena all'Oslo Nye Teater la prossima primavera. Ma il picture book è, e probabilmente sarà sempre, la mia occupazione principale e il mio primo interesse. Sento che ci sono ancora tante strade da esplorare nel picture book, una per tutte l'incontro tra il linguaggio delle parole e quello delle immagini. Quando scelgo di lavorare in altri ambiti, sono sempre alla ricerca di nuove esperienze o di una qualche ispirazione che possa poi portare con me nel prossimo picture book. Qualcosa che possa ampliare le mie conoscenze e fornire un nuovo approccio, di più ampio respiro, alla narrazione. In questo senso, sento che l'esperienza del mio incontro con il teatro sarà davvero molto utile e fruttuosa. Non so dirti il motivo preciso per cui sono arrivato ad occuparmi di libri per bambini, penso che tutto sia cominciato quando sono diventato padre e ascoltando i commenti dei miei figli e osservando le cose che facevano sono riaffiorati in modo vivido e prepotente i ricordi della mia infanzia. A quel punto, c'erano così tante cose che avrei voluto raccontare... Eppure, il mio primo libro è una storia di due vecchi marinai e una balena arenata, ambientato in un fiordo nella parte settentrionale della Norvegia. Non ci sono affatto bambini nella storia! Ed ero un po' preoccupato... pensavo continuamente se per i bambini sarebbe stato possibile identificarsi con una storia come questa ma il mio editore, molto più esperto di me, mi ha rassicurato dicendomi che il riconoscersi in una storia, l'empatia che può crearsi durante la lettura, non richiedono per realizzarsi che i protagonisti abbiano necessariamente la stessa età del lettore.

Cappelen Damm As, Oslo, 2005

L'anno seguente, era il 2006, hai dato vita a Garmanns sommer, il primo titolo di una trilogia che è stata insignita dei più prestigiosi premi internazionali e ora è tradotta in sedici Paesi. Un libro che ha riscosso da subito un grandissimo successo sia da parte della critica che da parte del pubblico. Puoi dirci come è nata l'idea di Garmann?

Mi ricordo molto bene il punto esatto da cui è partita l'idea del libro. Tutto è successo nel nostro giardino, l'ultimo giorno delle nostre vacanze estive. Mio figlio maggiore, Odd-Olav, il giorno dopo avrebbe iniziato la scuola e, osservandolo, ho visto nei suoi occhi quanto fosse spaventato, e improvvisamente mi sono ricordato la stessa sensazione della mia infanzia. Allora ho capito che era questo che dovevo raccontare. Ho voluto provare a vedere il mondo attraverso gli occhi di un bambino di sei anni. Sì, è stato proprio così che è iniziato Garmanns sommer.

Donzelli Editore, Roma, 2011

Nella motivazione della giuria del BolognaRagazzi Award, che nel 2007 accompagnò la vittoria del tuo libro, primo dei paesi del Nord Europa ad aggiudicarsi il premio, si parla a proposito della tua opera di un rinnovamento dell'immagine che deriva da una grande ricerca che affonda le radici principalmente nelle forme artistiche surrealiste e sperimentali per poi, a mio parere, superarle. Ti ritrovi in questa motivazione? Quali sono o sono stati i tuoi riferimenti culturali e artistici?

Alla Scuola d'Arte ho scritto la mia tesi finale sui montaggi politici di John Heartfield durante il periodo tra le due guerre. L'occasione di preparare questo lavoro di ricerca mi ha dato la possibilità di approfondire lo studio e la conoscenza del movimento surrealista e dadaista, e ricordo che fin dal principio fui del tutto affascinato dall'uso della prima tecnica di foto-collage. Cresciuto nel mezzo di una rivoluzione digitale, poi, sapevo di avere a disposizione nuovi strumenti per lavorare con i montaggi e ho iniziato a fare a mia volta le prime sperimentazioni con il collage digitale. Più tardi, ho trovato anche altre fonti di ispirazione e mescolato e giocato con riferimenti presi da artisti ed epoche diverse della storia dell'arte, per fare solo un esempio, dai film italiani e da pittori come Edward Hopper, ma anche dalla musica devo ammettere che ho preso molto.

L'estate di Garmann, Donzelli Editore, Roma, 2011

A proposito di rinnovamento e tradizione, una delle caratteristiche dei tuoi libri è la sensazione di continuo “estraniamento” che le loro pagine producono nel lettore. Ogni dettaglio se visto singolarmente sembra voler dire una cosa, nell'insieme invece si arriva ad una stratificazione di significati davvero interessante. E non mi riferisco alla sola doppia lettura di parole e immagini già forte di per sé, ma all'uso di una vera e propria tecnica di costruzione del pensiero e della pagina che mescola elementi evocativi ad altri fortemente reali, paesaggi lussureggianti dai vividi colori che accolgono paure intime e cupe, elementi del passato che incontrano quelli del presente, tradizione e superstizione che si intrecciano a simboli della cultura pop... puoi raccontarci qualcosa di più del metodo e della tecnica del tuo lavoro che ha portato la critica di tutto il mondo a definire il tuo stile “l'universo di Stian Hole”?

Apprezzo molto le tue osservazioni e il tuo pensiero sulle immagini. Penso che tu abbia individuato l'essenza e la forza della tecnica di montaggio. E questo è esattamente il motivo per cui sento che c'è ancora molto da esplorare in questo senso. Quando metti insieme elementi separati, la loro somma diventa qualcosa che supera e va al di là degli elementi stessi. Questo è ciò che cerco, e che è anche - se posso essere un po' solenne - probabilmente l'essenza della creatività. Vorrei che avessi ragione, che questa fosse la mia creazione, il mio universo, ma non ho inventato io questa tecnica. Quando cerco delle descrizioni o delle etichette, spesso mi riferisco alle mie opere come ad una produzione della "realtà onirica", o di ciò che io "vedo con gli occhi chiusi".

L'estate di Garmann, Donzelli Editore, Roma, 2011

Un'altra peculiarità della trilogia di Garmann, sembra essere la circolarità all'interno di ciascun libro e nell'insieme dei tre libri che fa riferimento al continuo evolversi delle emozioni. Queste che non si risolvono mai una volta per tutte ma si placano, si trasformano e mutano a seconda delle circostanze. Inoltre, il tuo lavoro sembra voler far luce su una dimensione dell'infanzia che tanti non vorrebbero svelare: il lato più oscuro, quello fatto di silenzi e timori, di errori... di smarrimenti. È una cifra, questa, della tua poetica?

La circolarità è semplicemente uno strumento usato nella narrazione. È una buona osservazione che si riflette anche nelle emozioni in modi diversi. Non ho mai capito perché, al contrario di ciò che accade nella letteratura per adulti, sembra esserci l'idea diffusa che le storie per bambini dovrebbero risolversi nell'ultima pagina. Io penso che questo sia un modo per sottovalutare la fantasia dei bambini. Una delle mie domande preferite, che mi è stata fatta da un giovane lettore, e che ha portato a una conversazione meravigliosa è: "Cosa succede dopo l'ultima pagina?" In una prospettiva più ampia, credo che sarebbe una truffa, se insegnassi ai miei figli che il mondo è sempre un luogo armonico e sicuro. In ogni caso, loro sanno già fin dalla più tenera età che non è così. Quindi, a mio avviso, la letteratura per l'infanzia non può essere dolce e innocua. Non fraintendermi, come narratore per bambini non cerco in alcun modo di trasferire i pensieri oscuri degli adulti nella loro vita, ma cerco di essere onesto e fedele ai miei personaggi, così come è successo con Garmann. Oltre a questo, io credo che tutto ciò che è spaventoso o oscuro, diventi meno pauroso quando si crea l'occasione per poterne parlare. Trovo il picture book, un libro che spesso è letto da adulti e bambini insieme, un luogo sicuro per discutere anche di argomenti difficili. La trilogia di Garmann mi ha dato la possibilità di viaggiare in Paesi che non avevo mai visitato prima, e ho notato che ci sono tradizioni e punti di vista sulla letteratura per l'infanzia molto diversi da Paese a Paese. Cercare di osservare se stessi dal di fuori è un esercizio sempre difficile, ma per qualche motivo che non riesco a spiegare credo che, per quanto riguarda ad esempio la letteratura per l'infanzia dei Paese nordici, ci siano davvero pochi argomenti che si ritiene non possano essere affrontati. Quello che ritengo importante è che ogni tema venga affrontato in modo riflessivo e intelligente. Garmann è un ragazzo fragile e sì, credo che ci sia un senso di malessere o di ansia profondo nei suoi occhi, anche se è circondato da persone che lo amano. Riconosco molto bene quella sensazione.

L'estate di Garmann, Donzelli Editore, Roma, 2011

L'estate di Garmann, Donzelli Editore, Roma, 2011

… Una sensazione che fornirà a Garmann il motivo per avviare un dialogo profondo con gli adulti di casa, il padre, la madre e tre vecchie zie ospitate per l'estate, che lo porterà molto lontano... al di fuori di un paesaggio quotidiano fatto di sicurezza e cose conosciute. Le domande e le risposte di questi dialoghi sembrano così i primi passi di un viatico filosofico... c'era una tua intenzione in questo senso?

Sì, c'era tutta la mia intenzione in questo senso.

L'estate di Garmann, Donzelli Editore, Roma, 2011

L'ultima sera d'estate, Garmann la dedica a controllare che la cartella, piccolo mondo segreto di tutte le infanzie, sia a posto. La pagina che racconta di questo rito è sublime e permette un'immedesimazione e una condivisione tra adulto e bambino di grande profondità. Dall'intensità del tuo racconto, sembra che tu abbia conservato nel dettaglio i ricordi di quel momento perfetto, è così?

Sì, questo piccolo episodio mi ha riportato ad un flashback prezioso per me. Il mio primo giorno di scuola ho incontrato la ragazza della mia vita. Mi sono seduto nel banco dietro di lei e mi ricordo che era così magra, pallida, ansiosa... Dopo che la nostra insegnante ci ha accolto e ha scritto il suo nome sulla lavagna, ci ha chiesto di aprire il nostro astuccio. Anna-Birgitte non era in grado di aprirlo e in quel momento... tutto il mondo gli è crollato addosso. Mentre lei piangeva inconsolabilmente, mi sono innamorato e ho deciso che l'avrei sposata (beh, almeno è così che me lo ricordo oggi). Siamo stati nella stessa classe per dodici anni, ci siamo seduti sulla stessa fila, e dopo ci siamo innamorati e sposati. A volte bisogna essere pazienti.

L'estate di Garmann, Donzelli Editore, Roma, 2011

Finito il rito, Garmann richiude la cartella. Lo lasciamo nella sua camera in piedi davanti alla finestra. Mancano solo tredici ore all'inizio della scuola... sembra molto pensieroso... Come mai la scelta di questo finale aperto?

Perché è questa l'essenza dell'ultima notte di Garmann prima dell'inizio della scuola. Proprio come le sue tre vecchie zie, egli è ad un punto della sua vita dove qualcosa sta per finire e qualcosa di nuovo e sconosciuto sta per iniziare.

L'estate di Garmann, Donzelli Editore, Roma, 2011