Recensione
Gian Paolo Grattarola, www.mangialibri.com, 19/09/2011

Char e Sereni

Sensazioni di una densità che si sfalda sulla superficie della parola per polverizzarsi in brevi ma incisivi frammenti lirici che graffiano di bruciante pregnanza. La vertigine di un intenso sentire che ha il retrogusto di un’amara consapevolezza: “Soffrire il male d’intuizione”, che si lascia rianimare nello spazio balenante dei versi: “L’impossibile, non lo raggiungiamo/ ma ci fa da lanterna. Eviteremo/ l’ape e la serpe, disdegneremo/ veleno e miele.” Come pure nel flusso generoso di una scommessa tentata: “Queste certezze distratte, sono le nostre basi. Non possiamo nominarle, produrle e ancor/ meno cederle. Ci sono anteriori?/ Risalgono a prima della parola e della paura?/ E finiranno con noi? Alla forcella del nostro/ ramo, una nuovissima linfa le aspetta per/ coglierle e confermarle.” Tra soprassalti di passione e seduzioni di rinuncia le riflessioni poetiche di un intellettuale che cerca tra i detriti della guerra le ragioni di una nuovo impegno: “Chi oserebbe dire che quanto abbiamo/ distrutto valeva cento volte quanto/ avevamo senza posa sognato e trasfigurato/ parlando sommessi alle rovine?”… Ci corre l’obbligo, oltre che il piacere, di segnalare agli attenti cultori della buona poesia la meritoria operazione condotta in porto dalla casa editrice Donzelli, che in Due rive ci vogliono raccoglie ben quarantasette traduzioni inedite di Vittorio Sereni (1913 – 1983) di componimenti del poeta francese René Char (1907- 1988). Si tratta di un’antologia di aforismi lirici, prose poetiche e poesie in versi sottratti all’oblio polveroso dell’archivio del Fondo Vittorio Sereni - custodito presso la Biblioteca di Luino - che non trovarono collocazione nell’ormai celebre volume Ritorno Sopramonte e altre poesie uscito da Mondadori nel 1974. I testi, qui presentati con rigore filologico da Elisa Donzelli, non costituiscono la summa di una musa minore, ma il recupero di un tassello utile alla ricostruzione di un intenso sodalizio umano e di un proficuo confronto poetico che ha segnato in maniera rilevante il dispiegarsi della vicenda artistica di due tra le voci di maggior spicco della poesia del secolo scorso. L’incontro di Vittorio Sereni con René Char, infatti, non fu affatto casuale: ad attrarlo furono la necessità di colmare il vuoto creativo degli anni Cinquanta, la comune esigenza di credere alla poesia come strumento di ricostruzione di un tessuto sociale ancora squassato dalle ferite della guerra e l’opportunità di rivivere, traducendo l’esperienza della Resistenza di René Char, gli anni in cui fu prigioniero in terra africana. Segno evidente di un legame indissolubile con una materia che evoca in entrambi un’analoga percezione dei sensi e un comune senso di appartenenza alla storia.