Recensione
Federico Tulli, Left n. 37, 23/09/2011

Il giudice giusto

“In tanti anni non avevo mai visto una tragedia come questa. Ha colpito regioni diverse nel nostro Pese, popolazioni di lavoratori e di cittadini. Continua a seminare morte e continuerà a farlo chissà per quanto”. Raffaele Guariniello è uno dei tre pubblici ministeri dello storico “processo Eternit”. Insieme ai colleghi Sara Panelli e Gianfranco Colace ha portato alla sbarra i due proprietari della multinazionale svizzera che in Italia produce amianto in quattro stabilimenti, e messo sotto accusa un intero mondo: l’industria della polvere killer . che nel corso del Novecento ha creato occupazione, arricchito mediatori, prodotto migliaia di morti e malati di cancro. Cominciato il 10 dicembre 2009 al Palazzo di Giustizia di Torino, il processo Eternit è diventato subito un simbolo della lotta per la sicurezza sul lavoro e la salute dei cittadini. A casale Monferrato (Al), Cavagnolo (To), Rubiera (Re) e Bagnoli (Na) intere famiglie sterminate dal micidiale mesotelioma, un particolare tipo di cancro al polmone che impiega anni per manifestarsi e porta via la persona in pochi mesi. In tutto, sotto la lente dei magistrati sono finiti quasi 2.200 decessi (1600 solo a Casale, dove il pericolo di ammalarsi di un tumore da amianto è superiore fino a 40 volte rispetto alla media del Piemonte). Non solo operai, ma anche loro parenti e concittadini che hanno avuto il “torto” di vivere nella zona e respirare le fibre tossiche. Il 4 luglio scorso, pronunciando quelle parole, Guariniello ha terminato la propria requisitoria. Dal 26 settembre toccherà alla difesa del magnate elvetico, Stephan Schmidheiny, e del barone Jean Louis Marie Ghislain De Cartier De Marchienne, smarcarsi dall’accusa di “disastro”. Secondo il pm, l’Eternit sapeva dei rischi che comportava il “contatto” con le fibre , minimizzava, e non provvedeva a eliminarli. “Prima di pensare a quali pene chiedere – ha spiegato il pm – ho voluto rileggere quelle inflitte per i casi più gravi di disastri o di morti, tra cui i tanti deceduti nelle aziende diamantifere della nostra zona e anche i sette della Thyssen Krupp. Una tragedia come questa, però, non mi era mai capitata”. Il peso di questa affermazione rende in pieno l’entità del dramma che si è consumato in Italia nell’arco di decenni. Specie se commisurato alla competenza e all’esperienza di Guariniello in materia. Un livello che non ha eguali in Italia e che il giornalista de La Stampa, Alberto Papuzzi, ha evidenziato magistralmente ne “Il giudice. Le battaglie di Raffaele Gauariniello (Donzelli). Ne emerge il ritratto di un magistrato che, scrive l’autore, in oltre 40 anni di carriera, “è diventato l’emblema di diritti da restituire a chi se li è visti conculcati : cominciando dai lavoratori oggetto di discriminazioni per le loro idee politiche , o per la loro militanza sindacale ( emblematico il caso Fiat negli anni 70-80), arrivando a uomini e donne costretti a rischiare la salute e la vita per mantenere un impiego , per crescere i figli, per vivere una vita normale”. Papuzzi ripercorre le inchieste e i processi che Guariniello ha promosso o celebrato come pubblico accusatore e, al tempo stesso, come difensore delle parti più deboli della nostra società. Tra questi, appunto, lo scandalo delle schedature Fiat, i problemi della medicina del lavoro, le prime azioni contro l’amianto, l’uso di farmaci illeciti in una squadra di calcio, fino ai due grandi processi per lo spaventoso rogo alla Thyssen Krupp e per le migliaia di vittime dell’Eternit. Ecco perché Papuzzi, parla di lui come di un giudice , nel senso più pieno del temine : cioè colui che restituisce giustizia e al tempo stesso innova alla radice la giurisprudenza , fino a creare un modello investigativo e un’équipe specializzata unici in Europa.