Recensione
Alberto Gedda, La Stampa - Tuttolibri, 10/09/2011

La New York di Sempé

Se New York non è l’America, “ma un’altra cosa”, sicuramente il settimanale New Yorker non è una rivista consueta poiché è l’anima della Grande Mela, la città che non dorme mai. Nella sua redazione i giornalisti sono chiamati “writers”, scrittori e i disegnatori “artists”. Un posto di primo piano tra questi artisti lo occupa un francese – a riprova di quanto internazionale sia New York e la sua rivista – geniale nella sua assoluta levità: il disegnatore umoristico Jean Jacques Sempé. Come bene racconta il volume “Sempé a New York” che raccoglie iù di cento illustrazioni ( molte copertine) realizzate fino al 2009, ad iniziare dalla prima pubblicata il 14 agosto del 1978: un omino con occhiali, giacca e cravatta letteralmente appollaiato ad una delle tante finestre di un palazzo. Un’immagine in apparenza semplice , impalpabile nella delicatezza dell’acquerello, che però racconta moltissimo. E che convinse il mitico “signor Shawn”, editore della rivista a mantenere la collaborazione con quell’artista che viveva dall’altra parte dell’oceano, parlava malissimo l’inglese e quando veniva a new York girava estasiato in bicicletta fra i grattacieli. Le biciclette, come i gatti, sono una delle costanti nelle illustrazioni di Sempé: così come i parchi, l’oceano, le costruzioni dentro cui vivono quegli omini con gli occhiali e la cravatta , o la sciarpa, impegnati a fare jogging, a suonare, ammirare il panorama. Un po’ stralunati un po’ fuori posto, come sembra essere il loro autore al quale non sembra importante raccontare la realtà quotidiana ( del resto New York è sempre oltre) ma piuttosto evocarne lo spirito nella sua immaginazione con una naturale eleganza che gli vieta di marcare il tratto. Sempé ( che è anche autore, con Marc Goscinny, della lunga saga del Piccolo Nicolas da cui è stato tratto recentemente un film) racconta, in una lunga intervista a Marc Lecarpentier, la sua storia di un ragazzo , la sua storia di ragazzo irrequieto nato a Bordeaux e finito a Parigi e New York, tra disegno e jazz, poliziotti a cavallo e semafori, Saul Steinberg e Duke Ellington …. “il disegno umoristico, come il jazz, è l’umiltà”