Recensione
Annalina Ferrante, Left, 02/09/2011

Ho scoperto la musica di sangue e di carbone

Due secoli di storia raccontati attraverso documenti raccolti in più di trent’anni di ricerche e viaggi. Una storia orale racchiusa in duecento nastri di interviste che ci fanno conoscere, tra passione e rigore scientifico, un’America “profonda”, che è anche il titolo del libro, edito da Donzelli, che a questa storia deve la sua forma. Un’America sconosciuta e dimenticata. L’autore, Alessandro Portelli, insegna letteratura anglo-americana all’Università La Sapienza di Roma ed è presidente del circolo Gianni Bosio. Ma è soprattutto uno dei massimi esperti mondiali di Storia orale. Portelli infatti raccoglie da sempre memorie e musica popolare, canti di lotta e di protesta; la passione poi per l’America, il rock and roll dell’adolescenza, il movimento dei diritti civili, la storia della classe operaia americana, ha fatto il resto. America profonda è una controstoria, dice Portelli, perché è un montaggio sapiente di voci e musica, che scorre come un fiume carsico nelle parole, ci accompagna nella vita durissima delle miniere, nella schiavitù, nell’industrializzazione selvaggia, tra i pionieri, le faide, le lotte sindacali, i disastri ambientali delle cave a cielo aperto , la ferocia di un capitalismo senza scrupoli che distrugge l’ambiente e la vita, la piaga della droga. Tutto questo accade nell’Harlan County, nel Kentucky nel cuore della regione mineraria dei monti Appalachi, al centro del libro.

Perché Harlan sembra un luogo simbolico per l’America intera?

Harlan è stato il luogo che ho scelto come mio Paese, un Paese in cui uno si sente a casa, una “hometown” come si dice. Noi abbiamo molti strumenti per guardare gli Stati Uniti dall’esterno, ma io cercavo una prospettiva dall’interno e Harlan è stato il punto di arrivo di una ricerca perché è un luogo che ha una storia straordinaria di organizzazione sindacale, di violenza politica e sociale. Una storia che comincia con la Frontiera, che passa attraverso la guerra civile. E’ un posto che ha visto scorrere tutta la storia degli Usa “con il turbo”, mi viene da dire. Così drammatizzata, accentuata, resa più intensa che in altri posti. Harlan è una zona depressa, di una povertà estrema, oggi aggredita dalla droga. Ma è anche un luogo che ha una straordinaria vitalità e un’altrettanta ricchezza musicale, culturale, narrativa e linguistica. Un posto davvero affascinante.

Lei scrive che la prima volta che ha sentito parlare di Harlan County è stato agli inizi degli anni 60 in un disco degli Almanac Singers, il gruppo di Pete Seeger e Woody Guthrie. La canzone era Which side are you on?

Questa canzone sta al movimento operaio americano come Bella ciao sta all’antifascismo in Italia. Fu scritta nel 1931 da Florence Reece ed è dedicata allo sciopero dei minatori del 1931-32 della Harlan County. Dice: “a Harlan County non si può essere neutrali: o stai con il sindacato o stai con lo sceriffo Blair”. Ho ascoltato e mi sono lasciato ispirare da altre canzoni come quelle di Sara Hogan che canta: “Odio il sistema capitalistico”. O Molly Jackson che dice nelle sue canzoni: “Sono una donna del sindacato”. E’ un’affascinante commistione tra musica popolare e movimento operaio di cui fino a oggi si erano perse le tracce nella memoria. Ma nonostante questo, Harlan County continua ad essere un luogo pieno di musica . In tutte le case, in tutte le chiese nelle quali sono entrato ho trovato strumenti musicali. Magari le persone sono analfabete ( parliamo del 30 per cento della popolazione) ma suonano. E inoltre Harlan continua ad essere molto presente nell’immaginazione popolare. Nel corso dell’ultimo anno sono uscite almeno quattro canzoni di musicisti country importanti che non sono di Harlan ma ne parlano, come se fosse un simbolo, come se indicasse una frontiera, non sono quella tradizionale del West, ma una frontiera industriale.

Lei sottolinea molto la capacità di sopravvivenza di questa gente nelle situazioni difficili, la capacità di non cedere alle avversità. Usa un termine faulkneriano, “endurance”. Quanto c’è di religioso, di calvinista in questa America “ di sangue e carbone” che lei descrive?

Una delle persone intervistate ha detto che se ad Harlan tiri un sasso, cogli sicuramente una chiesa , nel senso che le chiese sono l’unico, o quasi, centro di aggregazione e socializzazione. Specialmente adesso che il sindacato è stato spazzato via. Qui sono presenti tutte le forme di religiosità americane: da quella borghese rispettabile al fondamentalismo più estremo, più radicale. Una cosa che mi ha colpito è che spesso le chiese che hanno una teologia più conservatrice, che seguono alla lettera la Bibbia, sono quelle che si impegnano di più con il sindacato nelle lotte per l’ambiente. Perchè sono quelle dove vanno i poveri. In qualche misura tutte le battaglie ambientaliste sono lette attraverso un’ottica che dice:” Dio ci ha affidato il pianeta perché ne possiamo essere custodi , non i padroni”. Io mi sono incontrato in questi contesti con persone con le quali non condividevo nulla sul piano della credenza , delle ideologie o di altro, ma di cui ho visto la materialità concreta e la passione che gli viene da una religiosità molto emozionale.

C’è un rapporto tra la storia di questa zona del Kentucky e la memoria, le storie, le lotte di altre aree che lei racconta, come quella per esempio di Terni?

Sì, ho sentito subito che in entrambe c’era una relazione tra la cultura tradizionale e la modernità, all’interno di un processo di industrializzazione rapida e piombata dall’esterno. A Terni ho trovato lo stesso fenomeno di un uso delle forme culturali tradizionali – il canto della mietitura, il canto della questua – per esprimere contenuti militanti della Resistenza e del sindacato. Con una industrializzazione arrivata di colpo , non c’è stato il tempo di “dimenticarsi” delle forme tradizionali. Come i contadini della fabbrica di Terni si ricordavano perfettamente dei canti della mietitura, così ad Harlan i lavoratori delle miniere ricordavano benissimo le ballate o i gospel. Entrambi li hanno riutilizzati modernizzandoli.

Tornando alla musica, buona parte della canzone di protesta americana è scaturita dalla storia ribelle di questi luoghi, punto di riferimento di intellettuali e scrittori. Qui magari sono analfabeti ma ognuno ha uno strumento. Ci sono punti in comune con la nascita del blues?

Sì l’origine è simile anche se il 90 per cento della popolazione di Harlan è bianca, ovvero sono i bianchi poveri di montagna. Qui nasce la musica country, la “mountain music”…Non è un caso che nel primo singolo di Elvis Presley ci sia sul lato A “That’s all right mama” ( il riferimento di un blues scritto da Arthur “Big Boy” Crudrup) e sul lato B ci sia Blue moon of Kentucky, la luna blu triste del Kentucky. Le sue montagne sono state fonte di ispirazione cruciale per la musica americana.