Recensione
Fiorella Iannucci, Il messaggero, 08/08/2011

Ungerer, i Mellops e il pragmatismo americano

Affiatati lo sono di sicuro. E pieni di iniziativa. Vanno a caccia del tesoro dei pirati sul fondo del mare, costruiscono aerei artigianali, esplorano caverne , trivellano uno spicchio di prato dove si sono fermati per fare un semplice picnic e trovano davvero il petrolio. Sono svegli, iperattivi e non lasciano niente al caso. Sono lo specchio della famiglia americana anni Cinquanta, l’incarnazione del self made man. Eccoli, i Mellops, i porcellini ( mamma e papà Mellops, i loro figli Casimir, Isidor, Felix, Ferdinand e l’inseparabile bassotto) usciti dalla matita di uno dei più estroversi e versatili illustratori-scrittori del Novecento, Tomi Ungerer. Di più: l’ordinata famigliola di porcellini che si muove come una squadra infallibile, è il primo regalo del maestro alsaziano ai suoi piccoli lettori. Risale infatti al 1957 l’esordio delle avventure dei Mellops (“I Mellops prendono il volo”) e coincide con l’arrivo a New York del prolifico artista, che ha sempre affiancato al suo lavoro per l’infanzia la satira di costume, il design, l’illustrazione impegnata ( celebri i suoi manifesti politici contro la guerra in Vietnam e contro il razzismo). I Mellops furono subito un successo strepitoso al punto che Ungerer negli anni successivi pubblicò altre quattro avventure dei suoi buffi personaggi. Questi elegantissimi racconti disegnati sono riuniti in “Le avventure della famiglia Mellops” nella bella edizione Donzelli, destinata più che ai bambini, ai tanti cultori di Ungerer , premio Andersen Award nel 1998, tra i pochissimi illustratori viventi a cui è stato dedicato un museo (a Strasburgo, sua città natale). Chi pensa che il graffio del bastian contrario della letteratura per l’infanzia non sia abbastanza profondo in queste deliziose pagine, si sbaglia di grosso. E’ vero, i Mellops sembrano una ordinata falange compatta. Si costruiscono tutto da soli, non importa quanto complicato sia: e ci riescono sempre. Eppure i nostri eroi sono, a modo loro, fuori schema: Si danno da fare impegnandosi nelle imprese più ardue, ma sanno prendere la vita come una perpetua vacanza, senza mai rinunciare alla torta di mamma Mellops, che sigla rassicurante la fine di ogni storia. “Certe cose si fanno più per divertimento che per denaro” esclama il signor Mellops in uno dei racconti. Il che suona già come una dichiarazione di guerra al pragmatismo americano.