Recensione
Marco Filoni, Saturno - Il fatto Quotidiano, 15/07/2011

Mamma Calvino e altre laureate

Le più note le conosciamo tutti: Rita Levi Montalcini e Margherita Hack. Ma chi ricorda i nomi di Giuseppina Aliverti e Rita Brunetti, Elena Freda e Maria Pastori, Lydia Monti e Pierina Scaramella? Quasi nessuno. Eppure sono donne importanti, che hanno contribuito in maniera fondamentale alla scienza e al progresso della ricerca . Scienziate raccontate da Elisabetta Strickland nel bel libro che anticipiamo. Pagine che hanno più di un merito: fra tutti il tono, mai rancoroso, anche là dove sarebbe comprensibile . Ritroviamo invece il garbo e la grazia, se si vuole tutta “femminile”, della semplice constatazione dei fatti. I quali, da soli, restituiscono quel senso di disagio di fronte all’esclusione di cui sono state vittime ( e troppo spesso ancora lo sono) le donne. Escluse dall’istruzione e dall’università, per secoli, quando hanno potuto si sono rese protagoniste di storie belle e coraggiose. Come la prima donna laureata in Italia, Elena Cornaro Piscopia, che nel 1678 discusse una tesi in filosofia. Nonostante appartenesse a una famiglia nobile e con le “conoscenze giuste”, non le fu affatto semplice: in realtà voleva laurearsi in teologia (all’età di 12 anni era diventata suora laica), ma le fu impedito dal Cancelliere dell’Università di Padova, il Cardinale Barbarigo che era anche consigliere di Papa Innocenzo XI. La seconda donna a laurearsi , questa volta in fisica, fu Laura Bassi nel 1776, a Bologna. E ci furono anche casi di ragazze prodigio, al pari dell’illustre scienziata greca Ipazia, che visse tra il IV e il V secolo: come lei anche Maria Gaetana Agnesi produsse ricerche matematiche notevolissime fin da giovane. Tanto che il suo valore fu riconosciuto dall’Accademia delle Scienze di Francia, che però non l’ammise in quanto donna. Ciononostante in Italia ebbe apprezzamento da Papa Benedetto XIV, dedito alla scienza, che le consentì di ricoprire la cattedra di matematica all’Università di Bologna. La Agnesi, però, preferì dedicarsi alla carità. E così accolse l’offerta di dirigere la sezione femminile del Pio Albergo Trivulzio di Milano, aperto nel 1771. La mole di lavoro era tale che si trasferì direttamente nelle strutture dell’Istituto. E, per non incidere sul bilancio, volle a tutti i costi pagare un affitto. Ironia della storia! Ma le protagoniste del libro della Strickland non sono eroine . Sono semplicemente donne. Donne animate dalla passione per la ricerca e che hanno saputo affrontare difficoltà oggettive. Con caparbietà. Non soltanto la palese assenza di pari opportunità rispetto ai colleghi maschi. Ma anche il saper conciliare il loro lavoro a una normalità familiare. Come il caso di Eva Giuliana Mameli Calvino, madre dello scrittore Italo: laureata in scienze naturali, nel 1915 fu la prima donna a conseguire la libera docenza in botanica. Ma rinunciò alla cattedra per seguire il marito , Mario Calvino, che dirigeva la stazione agronomica dell’Avana a Cuba. Tornata in Italia col marito, lavorò con lui alla stazione sperimentale di floricoltura di Sanremo. Ma voleva continuare a fare ricerca, e così vinse nuovamente la cattedra di botanica insegnando prima a Catania a poi a Cagliari. Fece su e giù per l’Italia , fra le due isole, ma alla nascita del secondo figlio Floriano tornò definitivamente a Sanremo per dedicarsi alla famiglia e alla stazione di floricoltura. In tutto ciò continuò a studiare e a fare ricerca, con risultati notevoli. E come lei, così le altre scienziate protagoniste di questo libro . Ognuna con la sua storia. E gli stereotipi di genere e i pregiudizi sono il tratto comune al quale si aggiunge, di caso in caso, la guerra, la persecuzione razziale e così via. Il racconto serve però anche ad altro: serve a radiografare una società, la nostra, nei suoi meccanismi e in tutti i suoi punti deboli. Averne la coscienza è soltanto un primo, ma fondamentale punto di partenza affinchè si capisca una verità tanto banale quanto difficile da mettere in pratica: donne o uomini che siano, la scienza (come molto altro) è fatta esclusivamente di ingegni e talenti. Come diceva Bertolt Brecht, “La scienza conosce solo un comandamento: contribuire allo sviluppo scientifico