Recensione
Brunella Schisa (cura), Venerdì, 19/08/2011

Vita di un pentito che ce l'ha fatta

Arturo Buongiovanni di professione fa l’avvocato, per lungo tempo si è occupato di collaboratori di giustizia. E da questa esperienza è nato nel 2008 “Intendo rispondere”, romanzo – inchiesta che racconta la storia di Ferdinando Cataldo, affiliato al clan Nuvoletta, accusato ingiustamente del delitto del giornalista Giancarlo Siani, e pentito dopo nove anni di carcere. Un successo. Adesso Buongiovanni replica con lo stesso protagonista e ripercorre il primo grado del processo Siani, in cui Cataldo fu riconosciuto colpevole. Buongiovanni era convinto della sua innocenza e decise di assisterlo in appello. Tra i due si stabilì presto un rapporto di affetto che lascia un po’ stupefatti, visto che si parla comunque di un killer colpevole di 12 omicidi.

L’affetto che mostra per Cataldo, l’insistere sui suoi “occhi buoni”, non le sembra un po’ esagerato? “Forse, e devo dire che sono stato anche il padrino del suo terzo figlio. Ma quando ti cali in quelle realtà entri in contatto con personaggi orribili. Ferdinando era diverso. Se fosse stato condannato in appello, sarebbe stato privato del programma di protezione e dunque la vendetta per aver fatto condannare all’ergastolo Angelo Nuvoletta sarebbe caduta sulla moglie e i suoi due figli . Così decise che, se fosse andata male, avrebbe salvato la famiglia ammazzandosi. Quando me lo disse mi spezzò il cuore . Ma non voleva che mi portassi dietro dei sensi di colpa”.

Lei riuscì a dimostrare che con il delitto Siani Ferdinando non c’entrava. Che cosa ne è di lui ora? “Sta scontando gli ultimi anni in regine di detenzione domiciliare e da pochi giorni è stato liberato della protezione, cioè non percepisce più lo stipendio. Ha ottenuto un nome di copertura, ma è stata una guerra farglielo avere. Dare una nuova identità a un pentito costa molto e spesso lo Stato , che non ha soldi, li abbandona al loro destino. E’ il motivo per cui ho smesso di fare questo mestiere”.

Di avvocato? “No, di avvocato dei pentiti. Non me la sentivo più di lavorare con uno Stato che prendeva degli impegni e poi non li manteneva. Ferdinando è stato uno dei pochissimi a farcela . Per questo ormai non si pente più nessuno.”