Recensione
Francesca Lazzarato, Il Manifesto, 16/07/2011

I consigli di botanica dei genitori di Italo Calvino

Lui, Mario Calvino (1876-1951), illustre agronomo che ha introdotto in Italia piante esotiche, ortaggi, alberi da frutto provenienti da tutto il mondo e ha dato un contributo fondamentale all’evoluzione delle tecniche agricole. Lei, Eva Mameli (1886-1978), prima donna italiana a laurearsi in scienze naturali e prima a ottenere una cattedra di botanica nel nostro paese. Insieme, negli anni Venti, hanno lavorato in Messico e poi a Cuba, dove Mario sperimentava nuove tecniche per la coltivazione della canna da zucchero ed Eva curava il Dipartimento di Botanica, e insieme hanno vissuto a San Remo, occupandosi della stazione Sperimentale di floricultura cui avevano messo a disposizione l’ampio giardino della loro casa, come ci ricorda un bel libro fotografico del 2004, Il giardino segreto dei Calvino. Immagini dell’album di famiglia tra Cuba e Sanremo di Paola Forneris e Loretta Marchi (De Ferrari&De Vega), o come raccontano biografie quali Mario Calvino, un rivoluzionario fra le piante di Tito Schiva (Alce International 1997) e la recente Eva Mameli Calvino di Elena Macellari (Ali&No,2010). Insieme hanno affrontato la seconda guerra mondiale, che li ha visti dare rifugio a esponenti antifascisti e ad ebrei in fuga, mentre i loro due figli salivano in montagna ( i Calvin furono per questo, sottoposti dai tedeschi a false fucilazioni). E insieme li hanno ricordati Libereso Guglielmi , giardiniere leggendario che ebbe proprio in Mario il suo primo maestro (Libereso, il giardiniere di Calvino, di Ippolito Pizzetti, Muzzio 2009), o il figlio primogenito Italo, in opere come La strada di San Giovanni e La speculazione edilizia. Per molti, oggi, sono soltanto i genitori di uno scrittore celebre, ma la loro identità di scienziati sopravvive grazie al segno che hanno lasciato nelle rispettive aree di ricerca, e alla gran mole di pubblicazioni scientifiche, articoli, manuali. Da questa montagna di carte è adesso spuntato fuori un piccolo libro dimenticato, edito da Paravia nel 1940 e tratto dalla corrispondenza con i lettori che i Calvino intrattenevano su una delle riviste da loro fondate, “Il giardino fiorito”. Si intitola 250 quesiti di giardinaggio risolti , e a riproporlo, in un’edizione semplice e raffinata , è l’editore Donzelli che lo ha corredato dell’introduzione di Tito Schiva. E’ proprio Schiva a sottolineare l’attualità di un libro che contiene le domande di sempre, quelle che tutti i giardinieri dilettanti si pongono ( quando potare le ortensie? Perché la mia Amaryllis non fiorisce? Come si conservano i bulbi di ciclamino?), e le risposte utilissime , precise e asciutte di due scienziati famosi, abituati a lavorare su grandi spazi ma del tutto privi di condiscendenza verso quanti “appena rincasati dal lavoro, affacciati alla finestra di un sesto piano, annaffiano sul davanzale le loro petunie blu (Rudolf Bourchard, Il giardiniere appassionato, Adelphi 1992), o verso quei “giardini dei benzinai, quelle aiuole selvagge e imprevedibili, concimate dall’inquinamento, che per qualche bizzarria della natura danno vita a creazioni sorprendenti e toccanti” (Umberto Pasti in Giardini e no. Manuale di resistenza botanica. Bompiani 2010). Tra le soluzioni prospettate a chi dispone di un balconcino o di un’aiuola soltanto, ma non rinuncia a farli fiorire, ce ne sono molte, infatti, che prescindono da esagerati consumi di veleni pronti all’uso e concimi miracolosi che oggi contribuisce a fare del giardinaggio un business colossale. Il giardino di Calvino e Mameli è piuttosto quello che nasce dalla pazienza, il rigore, la cura, l’equilibrio: il giardino “sostenibile” di due ambientalisti ante litteram.