Recensione
Ambrogio Borsani, Il Fatto quotidiano, 08/07/2011

Felicità senza radici

Quando venne assegnato il premio Nobel a Le Clézio , nel 2008, molti storsero il naso. Eppure Le Clézio non è propriamente uno scrittore di viaggi : è piuttosto uno scrittore dell’altrove, Sradicato, solitario, discontinuo. Ha vissuto molte patrie, molte culture e racconta più i luoghi che non il viaggio per raggiungerli. Il pretesto per ritornare su di lui ci viene offerto dall’ultimo libro pubblicato in Italia , “Il posto delle balene” (Donzelli). Senza Melville questo racconto non esisterebbe, del resto senza Owen Chase e “Il naufragio della baleniera Essex” non esisterebbe Moby Dick, almeno così come lo conosciamo. Il capitano della baleniera Léonore, nel libro di Le Clézio, si chiama Charles Melville Scammon, ma non è un omaggio letterario. Il capitano Melville Scammon è esistito veramente, così come la vicenda è fondata su una storia reale. Tutto parte da una leggenda che girava tra i marinai di Nantucket. A metà ottocento si diceva che esistesse un Eldorado delle balene. Una laguna della California messicana dove le balene grigie andavano in massa a partorire, un luogo che sembrava appartenere alle geografie immaginarie. Ma un giorno Melville Scammon e il suo marinaio John di Nantucket scoprirono l’entrata di quel mare segreto. A questo punto la vicenda di Melville Scammon chiede aiuto alla letteratura di Melville Herman. A colorare il mare di rosso con gli arpioni qui c’è un indiano invece di Queequeg. E quando la nave lascerà la laguna dopo la mattanza, il capitano porterà con sé uno straordinario carico di balene e un presentimento oscuro. Il segreto della vita era stato scoperto, nella sarebbe stato più come prima . I marinai avrebbero parlato, e dopo la Léonore sarebbero arrivate altre navi, poi flotte da tutto il Pacifico. Le balene che andavano nella laguna a depositare la vita avrebbero trovato la morte. Il marinaio di Nantucket e il capitano Melville Scannon vivranno ossessionati da un senso di colpa conradiano per aver indicato la pancia del mondo agli assassini, si pensa naturalmente ai tormenti di Lord Jim. Da allora il luogo venne chiamato Scannon’s Lagoon. E si chiama ancora così. Oggi che nulla è più segreto, non solo per le balene, lo si può vedere con Google Earth. E’ un apologo anomalo nella produzione di Le Clézio, che dopo gli inizi sperimentali , un tributo al Nouveau Roman, si era rivolto ai temi e alle frequenze della grande tradizione narrativa, prendendo anche i tempi lunghi del romanzo classico. Ma è nei libri che riflettono la sua esperienza esistenziale che lo scrittore ci offre una rappresentazione singolare di paesi e popoli esterni alla nostra cultura. Per esempio nell’intenso “L’Africano” (Instar libri), o nelle pagine de “Il cercatore d’oro” (Rizzoli). Le Clézio è nato a Nizza da genitori dell’isola Mauritius. La casa degli antenati, a Eureka, un posto straordinario, è divenuta monumento nazionale, una testimonianza della vita coloniale dove si sfruttavano le ricchezze tropicali, ma con tanta nostalgia di Parigi! Lo si capisce dai libri e dai quadri rimasti nelle sale. Dopo una parte dell’infanzia in Nigeria, Le Clézio ha vissuto in un villaggio con gli indigeni Embera-Wounaan a Panama, ha fatto il militare in Thailandia, trasferito poi in Messico per indisciplina, ha insegnato a Londra e in America, vive tra Albuqurque, Nizza e Mauritius. Attento a tutte le culture, sembra quasi voglia purificarsi dal passato coloniale dei suoi antenati. Ha sviluppato quello che Victor Segalen chiama la contemplazione dell’Altro, “un’estetica del diverso”. Si deve contemplare l’Altro come la parte che ci manca, scriveva Segalen nel suo mirabile “Saggio sull’esotismo” (Edizioni scientifiche italiane). Ma occorre fermarsi alla contemplazione, perché cercare di capire l’Altro può essere rischioso, il passo successivo è la tentazione di cambiarlo, di omologarlo. Le Clèzio appartiene alla stirpe degli sradicati come Conrad, Stevenson, Melville. Un antidoto per chi persegue ossessivamente il radicamento nel territorio senza capire che così sarà condannato ad ascoltare la banda municipale dal battesimo al funerale.