Recensione
Redazione, La vita casalese, 07/06/2011

Il giudice che restiruisce giustizia

E’ uscito in libreria , la scorsa settimana, il volume “Il giudice – Le battaglie di Raffaele Guariniello” pubblicato dalla casa editrice Donzelli. Scritto da Alberto Papuzzi, firma della “Stampa”, il libro ripercorre e racconta le inchieste e i processi che Raffaele Guariniello ha proposto, o celebrato, nell’arco di quarant’anni come pubblico accusatore e, al tempo stesso, difensore delle parti più deboli e dimenticate della nostra società. “Questa è una delle motivazioni fondamentali: proteggere i deboli – confessa il magistrato a Papuzzi che lo intervista (pag. 94) -Questa è la mia utopia: aiutare i più deboli. Che non è detto siano i più poveri o i più emarginati, perché i deboli appartengono trasversalmente a tutti gli strati sociali”. Lo scandalo delle schedature Fiat , i problemi della medicina del lavoro, le prime azioni contro l’amianto, l’uso di certe categorie di farmaci nel calcio, il processo per lo spaventoso della ThyssenKrupp e quello per le vittime dell’eternit sono le più importanti vicende giudiziarie seguite dal procuratore Gariniello. E quando Papuzzi (pag 100) gli ha chiesto “Ma il giudice come distingue fra convinzione e opinione?”, il magistrato ha risposto “Io ho avuto una grande lezione : di Alessandro manzoni , nella Colonna infame, sugli errori dei giudici, una pagina straordinaria che io ogni tanto vado a rileggere, perché lui spiega che tutti volevano, come soluzione del problema della peste, che ci fosse l’untore, e in questo senso, per risolvere i problemi interni a una società il giudice può essere portato a forzare le cose e a farsi un’opinione che non è basata sui dati. E questa è una delle principali cagioni di erroi dei giudici. Questa pagina io credo che noi magistrati dovremmo rileggerla continuamente”. Ecco perché Alberto Papuzzi parla di questo pubblico ministero come di un giudice, nel senso pieno del termine: cioè colui che restituisce giustizia e contemporaneamente innocenza alla radice della giurisprudenza, fino a creare un modello investigativo e un’équpe specializzata unici in Europa. L’ultimo capitolo è dedicato alle voci che raccontano della maledizione di un’intera città, Casale Monferrato, dove a 25 anni dalla chiusura dello stabilimento Eternit si continua a morire. Se ne sono andati già in 1800, altri 1200 sono di mesotelioma o di asbestosi. E “Quando questo libro va in stampa, così Alberto Papuzzi sigilla la propria fatica, il Tribunale di Torino non ha ancora pronunciato la sentenza del processo Eternit. Ma il fenomeno che l’evento ha messo in luce non acquista il suo significato da un verdetto di condanna o assoluzione. Non è quello il dato di fatto decisivo, per quanto importante sia una dichiarazione di colpevolezza o di innocenza al fine di fare opera di giustizia. No. Il dato di fatto decisivo è il racconto pubblico della tragedia. E’ la messa a nudo di una realtà per decenni temuta, nascosta, burocratizzata, avvilita. L’eco del maxiprocesso Eternit sarà sempre , nella storia italiana, il suono amaro di una Spoon River. Là dove c’era L’Eternit di Casale, stabilimento smantellato in sei anni, fra il 2000 e il 2006, sorgerà un memoriale. Daniela Degiovanni, medico all’ospedale Santo Spirito, ha proposto di chiamarlo “La collina delle donne”.