Recensione
Lorella Bolelli, Il Resto del Carlino, 15/05/2011

"Caruso", 25 anni ed è già immortale

Se Dalla non avesse scritto “Caruso”, Zucchero non avrebbe probabilmente pensato a “Miserere” e chissà come e se Andrea Bocelli avrebbe mai avuto il lancio in grande stile che ha conosciuto attraverso quella romanza. Il fil rouge che lega il classico più classico del cantautore bolognese con un hit altrettanto internazionale del raggiano Fornaciari è una delle scoperte che la toscana ( di Piombino) Melisanda Massei Autunnali ha fatto impegnandosi nella stesura (per Donzelli) del saggio Caruso, dedicato per l’appunto alla canzone che nell’86, quando è nata, non ha mai cessato di essere un successo mondiale totalizzando finora 38 milioni di copie vendute.

Lei che è già autrice di una biografia di Lucio Dalla, come mai ha scelto di focalizzarsi su un suo titolo e ha scelto proprio questo?

Caruso si prestava perché è in assoluto il più popolare e celebre pezzo di Dalla e poi offriva il destro per una serie di approfondimenti che mi ha portato anche tante inaspettate sorprese, come la linea che lo lega a Pavarotti, Zucchero, Bocelli. E poi per lo stesso Dalla questo fu il trampolino che lo fece approdare all’opera, alla musica classica.

Come si è creata questa catena di Sant’Antonio?

Torpedine, il manager di Bocelli e Zucchero, mi ha Raccontato che quando Zucchero seppe del duetto tra Lucio e Pavarotti al “Pavarotti&Friends”, si lasciò tentare dell’emulazione e la moneta di scambio per la partecipazione all’evento di Modena fu appunto l’incisione del Miserere.

A Dalla come venne fuori Caruso? Lui stesso ha sempre sottolineato la casualità dell’ispirazione quando una settimana d’agosto rimase in panne con la barca a Sorrento e soggiornò nell’albergo dove Caruso trascorse con la moglie Dorothy Benjamin le ultime ore di vita. La sua sensibilità si è fatta suggestionare dal luogo e dall’atmosfera. E anche qui c’è una curiosità raccontatami da Angela Baraldi che fu presente e attenta al processo creativo. Dalla era molto sereno, senza alcun tormento e in una settimana fece tutto tra bagni di mare e mangiate. Segno che non è indispensabile dover soffrire per creare dei capolavori.

E Pavarotti come entrò nell’operazione?

Grazie a Sophia Loren e allo sceneggiato Mamma Lucia che girò nell’88 contattando proprio Dalla e Mauro Malavasi per la colonna sonora. Un suo figlio le fece però sentire quest’aria e la volle inserire a ogni costo ma chiese a Dalla di farla cantare da Pavarotti. Lucio ne fu felice anche perché non osava chiederglielo ma ci sperava.

Tra tutte le versioni incise, qual è la sua preferita?

L’originale di Dalla: solo lui ha saputo dare quel pathos che la canzone richiede. In fondo è un uomo che sta morendo e si ritrova davanti a una persona che non potrà più né vedere né amare.

Qual è il segreto del successo senza tempo?

In Italia l’emotività che ispira e traspira, all’estero il fatto che rinnovi la tradizione dell’opera che fuori dei confini associano indissolubilmente con noi. Bocelli è così famoso all’estero proprio perché conferma ciò che siamo, melodia allo stato puro.

E il fascino imperituro di Dalla dove si annida?

Nella musicalità superiore alla media dei colleghi cantautori. E poi nel grande senso di umanità che vediamo in Caruso ma anche in Futura.

Lei personalmente che ricorso ha del brano?

Quando uscì avevo otto anni ma due anni dopo il disco “Mamma Lucia” fu il primo che comprai per la Festa della Mamma.