Recensione
Fiorella Iannucci, Il Messaggero, 13/06/2011

Lo sguardo di Cechov sull'universo dell'infanzia

Quattordici racconti, da leggere e rileggere, tanto prezioso è lo sguardo, tanto limpida la scrittura di Anton Cechov. “Muso di volpe” è un piccolo gioiello e, insieme, un’intrigante operazione editoriale. Perché, come recita il sottotitolo di “Kashtanka e altre storie per bambini”, questi racconti sono stati scelti da uno dei massimi conoscitori di Cechov, Peter Urban, proprio per i lettori più piccoli. Nel segno della fedeltà al grande maestro russo, convinto che “non si dovrebbe mai scrivere per bambini, piuttosto bisognerebbe avere il coraggio di selezionare per loro quello che è già scritto per i grandi”. Così, in queste storie il mondo degli adulti e quello dell’infanzia si mescolano. E con loro gli animali : cani, oche e maiali attori, gattini appena nati, lupe affamate e spaventate, cavalli pazienti. Specchi fedeli non solo di un’epoca ( la Russia zarista delle miserie profonde e dei privilegi), ma di una condizione , quella dell’infanzia, con tutta la gamma dei suoi sentimenti, emozioni, comportamenti. Prendete “Un avvenimento”. Qui i due piccoli protagonisti, “Vanja, un bambino sui sei anni, i capelli tagliati cortissimi, con un naso simile a un bottone, e sua sorella Nina, una bambina di quattro, riccia, paffuta” si svegliano pigramente per scoprire dalla tata che la gatta ha avuto i cuccioli. L’eccitazione e la premura, il gioco e l’apprensione per il futuro di quelle creature: ogni gesto, ogni pensiero che Cechov descrive con impareggiabile grazia e precisione è la stessa di ogni bambino davanti a un cucciolo. Compresa l’urgenza di trovare un padre per quei gattini: in questo caso Nerone, il grosso cane nero di zia Petrisha, che invece finisce per mangiarli. Ma sono solo Vanja e Nina a piangere per quella inimmaginabile crudeltà, mentre gli adulti “rimangono tranquillamente seduti ai loro posti” a tavola. Si parla molto di morte e di dolore, in questi racconti di Cechov, di paura e di fame, “una malattia che non esiste ne manuali di medicina” (“Ostriche”). Ma anche di intensità del gioco infantile (“Bambini”), di scoperta del mondo (“Geisha”), di competizione tra fratelli (“Il ragazzo cattivo”). Ed è la gioia assoluta e scodinzolante del meticcio dal muso di volpe, la stessa del bambino che lo ritrova sull’arena di un circo, il dono incantevole, perfetto, che consola.