Recensione
Antonio Gibelli, Corriere della Sera, 16/06/2011

I referendum chiudono un'epoca. La prova che in Italia non c'è regime

e ripetute sconfitte di Berlusconi vengono oggi invocate da qualcuno a dimostrazione che il teorema della Jsua onnipotenza era sbagliato alla radice, così come quello del primato elettorale assicurato dal predominio televisivo Dunque, tacciano i profeti di sventura, i demonizzatori, i predicatori dell'anomalia, gli allarmisti, i teorizzatori del «regime». A partire dal mio didascalico libriccino Berlusconi passato alla storia mi è accaduto spesso, in Italia e all'estero, di dover affrontar hanno seguito questa logica. L'immenso amor proprio del leader si è espanso fino a produrre l'utopia di poter manovrare gli ingranaggi dello Stato, persino quelli della politica estera, in questa chiave personale. Molti italiani hanno ammirato in lu precisamente ciò che altri aborrivano, ossia la tendenza a porsi al di sopra della cosa pubblica, a trasformarla in cosa privata, a violare le regole del protocollo, a spostare in casa sua le sedi del potere: lui se lo può permettere. Questo era il disegno e questo è, a me pare, seppur molto semplificato, il profilo di un'epoca. Che poi esso non sia riuscito, o non completamente, è un altro discorso. E qui entra in gioco la parte positiva dell'invito a non esagerare. Per quanto sottoposta al rullo *** anzi essere divenuta, quasi all'improvviso, forza propulsiva, capace di interpretare il bisogno diffuso di una buona politica, il senso ritrovato del bene comune, la stanchezza di un discorso pubblico dominato dall'antinomia dell'amore e dell'odio. Sociologi e politologi non l'avevano prevista. Né maggioranza né opposizione l'avevano intravista, anche se quest'ultima almeno ci sperava e l'attendeva. La vecchia talpa ha scavato, come sempre, prima di uscire allo scoperto. E la storia ha rivelato, una volta di più, la sua imprevedibilità. Essa si occupa di eventi, ossia di qualcosa che non si può interamente prevedere prima che accada, anche se si può ragionevolmente spiegare alla luce delle premesse quando è accaduta. Uno studioso francese, Christoph Mileschi, ha espresso un giudizio improntato al supremo scetticismo: l'Italia non è la repubblica delle banane, ma una democrazia forse più avanti di tutte le altre democrazie occidentali nel cammino verso un mondo nel quale apertamente, senza più schermi né pudori, il denaro sia legittimato a governare direttamente la cosa pubblica, gli affari stiano davanti a tutto, i giochi da circo della televisione e del calcio distraggano le masse dalle loro catene, anzi abbiano addirittura la forza di fargliele amare. I risultati del referendum, benché non bastino per dirci dove finirà questa storia, sembrano smentirlo: ed è quello che lui stesso si augura.