Recensione
Lucio Caracciolo, Il Venerdì, 20/05/2011

Perchè le rivolte nei paesi arabi a noi europei ora piacciono meno

La guerra di Libia ha gettato una luce sinistra sulle rivoluzioni in corso in Tunisia e in Egitto e sulle rivolte che scuotono il mondo arabo e islamico. E’ come se, nel giro di poche settimane, le opinioni pubbliche occidentali compissero una svolta di 180 gradi: dalla speranza in un Nordafrica più moderno, libero e democratico, alla nostalgia per i vecchi regimi già travolti (Tunisia e, molto parzialmente Egitto) o vacillanti. Per paura di essere “invasi” da milioni di migranti. Oggi non possiamo emettere giudizi definitivi. Ma dobbiamo cercare di capire più profondamente questo tsunami geopolitica. Qui sta l’importanza del volume “L’Africa mediterranea. Storia e futuro, curato da Karim Mezran, Silvia Colombo e Saskia van Genuten. Una ragionata e intelligente guida alle rivolte in atto. Basata sull’analisi della storia recente, che ci offre le chiavi di lettura più credibili per immaginare il futuro della regione. Singoli capitoli, opera di specialisti, sono dedicati ai principali Paesi coinvolti, dalla Mauritania (Marco Massoni), all’Egitto (Massimo Campanini), dall’Algeria (Yahia Zoubir e Hakim Darbouche), alla Libia (Karim Mezran), al Marocco (Silvia Colombo) alla Tunisia (Maria Cristina Paciello). Sono inoltre indagati gli approcci occidentali all’Africa mediterranea (Saskia van Genuten), il posto di questa regione nell’economia globale (Timo Behr) e le e-rivoluzioni (Paola Caridi). Nell’introduzione, i tre curatori marcano le novità dello scenario nordafricano e le inquadrano nei mutamenti strutturali ( nascita di una classe media, relativa emancipazione delle donne, miglioramenti nei sistemi sanitario ed educativo , spinte democratiche), che da tempo avrebbero dovuto attrarre maggior attenzione da parte degli esperti . Ma, soprattutto, notano che “questa volta è sceso nelle piazze un popolo del tutto diverso”. Un popolo giovane, abile nell’uso degli strumenti di internet. Un popolo che non si richiama all’Islam ma reclama libertà. Un popolo che non brucia bandiere americane né israeliane e non pare sensibile alla propaganda jihadista. Di qui a sostenere che l’islamismo radicale non possa intervenire e pilotare queste rivolte nel prossimo futuro, molto ne corre. Alcuni segnali, provenienti in particolare dall’Egitto, dovrebbero metterci in guardia dai facili ottimismi. Ma in buona misura il futuro delle speranze di libertà e di democrazia in questi Paesi dipende da noi. Oggi sembra che in Italia e in Europa prevalga lo scetticismo, se non la paura. Forse la lettura di questo libro contribuirà a diffondere una maggiore disponibilità ad ascoltare le voci che dal Sud chiamano anche noi.