Recensione
Sara Antonelli, L'Unità, 30/03/2011

Una "Spoon River" piena di desideri, affanni, amori, storie

In Italia la nascita dell’interesse per la cultura statunitense risale alle recensioni (anche su l’Unità) e traduzioni di Cesare Pavese, alla pubblicazionedi Americana (1941) di Elio Vittorini, all’edizione a firma di Fernanda Pivano dell’Antologia di Spoon River (1915, 1943) di Edgar Lee Masters, una raccolta poetica che restituiva la vita di una piccola comunità attraverso gli epitaffi di duecento dei suoi abitanti. A ogni lapide,unpersonaggio.Aogni personaggio una poesia in versi liberi. Aogni poesiauna confessione scarna e diretta. L’effetto, che tanto avrebbe contribuito alla definizione della nostra America immaginaria (si pensi all’album del 1971 di Fabrizio De Andrè), fu dirompente. Nulla poteva esemplificare meglio lo spirito di quella nazione. Solo lì - sembrava a Pavese - le figure crepuscolari acquistavano un alone di realismo e la provincia diventava rappresentativa. America profonda, il nuovo libro di Alessandro Portelli, americanista e storico orale di grande acutezza e spessore, si svolge a Harlan County, una regione incastonata tra gli Appalachi e nota tra gli statunitensicomeepitome di arretratezza. Portelli frequenta Harlan dall’inizio degli anni Settanta, da quando ha iniziato a notare che i suoi interessi di studioso (di movimento operaio, musica folk e letteratura americana) finivano sempre col passare per quella provincia remota. Perché sempre Harlan? Non c’era altro da fare che mettersi a studiare il territorio, le popolazioni che lo hanno abitato, i minatori e le loro famiglie; né si poteva evitare di andarci, ad Harlan, alla ricerca di quel che nei libri ancora non c’era: le persone. Ebbene, America profonda è, innanzi tutto, il risultato di questo suo prolungato viaggio on the road.Aogni tappa un incontro.A ogni incontro una voce.Aogni voce una storia. L’effetto è dirompente, perché qui le persone - non gli epitaffi - raccontano di sé (desideri, affanni, lavoro, amori, malattie) e di Harlan, ricomponendo - insieme a Portelli - più di duecento anni di storia degli Stati Uniti, dalla fondazione a oggi. L’autore,sempre attento anon sovrastare con la propria autorevolezza la testimonianza delle sue fonti, ovviamente non insegue l’idea di rivelare le zone d’ombra dell’America, tantomeno «l’Altra America». Piuttosto, come dice il titolo, a interessarlo è l’America «profonda», densa di storie e conflitti, di gioie e difficoltà, carico di memoria, di presente e di futuro. Osservata da lì, da Harlan County, per di più tanto approfonditamente, l'America si mostra così ancor più complicata e problematica di quanto già non sia. E quando questo accade è sempre un piacere rinnovare la sua conoscenza