Recensione
Bruna Miorelli, Linus, 01/05/2011

Impresa straordinaria

Impresa straordinaria : narrare due interi secoli di una zona dell’America profonda, Harlan County, Kentucky, non con scritti e documenti storici ma dalla viva voce della gente comune. Mosaico di ricordi, aneddoti, canzoni, episodi vissuti in prima persona o tramandati oralmente da genitori e nonni, via via fin dai primi coloni. Quando quelle foreste erano zona di caccia degli indiani e i primi contadini vivevano in capanne di tronchi dal pavimento di terra, mangiando solo quello che coltivavano. A quella nuova presenza gli indiani reagirono, chi attaccando, che accettando uno scambio fino a sposarsi e a fare figli con i nuovi arrivati. Uomini e donne indiane di grande bellezza , racconta uno di questi discendenti sanguemisto. Incroci cui si aggiunge l’apporto dei neri, prima schiavi e poi uomini liberi. Ricordi cocenti quei progenitori schiavi, tanto che ancor oggi si fa fatica a parlarne. Reticenze o interruzioni che muovono ancor più a commozione. Storie tragiche spesso ma anche divertenti: come la scena di due bianchi legati al palo per essere messi a morte , che si mettono a fare il coccodè delle galline raspando a terra. Risate a crepapelle degli altri, la vita in dono. O l’arrivo dei primi treni con la gente che si fa miglia e miglia a piedi per vederli : una vecchia preoccupata davanti alla locomotiva che sbuffa e cigola, invita subito a darle acqua e fieno ché la bestia è esausta. La frontiera, l’agricoltura, la nascita delle città e poi, nel secolo scorso, il dilagare delle miniere di carbone. Cunicoli stretti dove sdraiati o in ginocchio si lavora per infinite ore essendo la paga a cottimo. La Grande Guerra con la sua fame di carbone dà forza ai primi scioperi. Morti e scontri in quasi tutte le miniere con le guardie armate assoldate dai proprietari. Le prime conquiste. Ma alla fine della guerra butta giù di nuovo le paghe. Epopea di ricordi vividi di persone con una faccia e un nome, microstorie quotidiane che raccontano le grandi trasformazioni, quando dal lavoro a braccia si è passati ai grandi macchinari che producono di più e in sicurezza ma infittiscono anche la polvere nera che occlude i polmoni. Un grande sindacato può ottenere legislazioni favorevoli , trattando però con le maggiori imprese lascia fuori le piccole. Di qui negli anni Sessanta l’ondata di scioperi selvaggi , incendi, sparatorie, fino a momenti di vera guerriglia. Gigantesco autoritratto corale di grande potenza e di bella scrittura. Ottenuto grazie a un registratore, un metodo, all’affetto verso i senza potere di uno studioso come Alessandro Portelli, paziente, perseverante, attento sia alle lotte degli ultimi che al suono delle loro parole.