Recensione
Goffredo Fofi, La Nuova Sardegna, 25/05/2011

In quella zona girgia, luogo ideale per viltà e opportunismi

Il 2011 non è stato per l'Italia un anno qualsiasi, perché ha finalmente visto la crisi del regime berlusconiano. Anche se a essa non è sinora corrisposto un risveglio della sinistra, soprattutto di quella ufficiale, che si è fatta complice volontaria o «innocente» del disastro antropologico e morale del paese. Ad agire da detonatore è stata la crisi internazionale della finanza e dell'economia «globalizzate», che ha indotto il riaprirsi di situazioni di conflitto più radicali delle quali si andava perdendo il ricordo. Poche sono state le voci che, a sinistra, hanno saputo render conto di questo passaggio e in qualche modo annunciarlo. Attraverso gli interventi settimanali su «l'Unità», quelli apparsi sulla rivista «Lo straniero» e su diversi quotidiani, nonché in convegni e incontri pubblici, Goffredo Fofi ha cercato di dar conto, momento per momento, di ciò che si agitava sul fondo, guardando oltre le superfici e incurante di ogni appartenenza, di ogni «opportunismo» e ipocrisia. Ora una scalta di quegli interventi sono pubblicati da Donzelli nel volume «Zone grigie. Conformismo e viltà nell'Italia di oggi» (240 pagine, 16 euro) in libreria da oggi. Bersaglio principale i politici, non meno dei giornalisti - che Fofi considera forse i più responsabili del nostro disastro - e degli intellettuali, sia quelli che hanno taciuto che quelli che hanno parlato troppo e pensato poco. Ne viene fuori il quadro di una realtà in cui dominano per la loro assenza una verità e una giustizia cui in fondo si è finito per rinunciare. Da dove ricominciare? Forse da un atteggiamento solidale nei confronti di coloro che più duramente hanno sofferto dell'ipocrisia imperante - i più poveri e quelli che meno contano - ma anche di coloro che hanno accettato il berlusconismo e se ne sono fatti complici a causa dell'inadeguatezza, degli abbandoni e delle compromissioni della sinistra: la «zona grigia» cui tutti, in un modo o nell'altro, abbiamo finito in questi anni per appartenere.