Recensione
Domenico Gallo, pulp libri, 02/05/2011

America profonda

Harlan County, nel Kentucky, è assieme a Ludlow (Colorado) uno dei luoghi più importanti nella storia dei conflitti sindacali statunitensi. Distretto minerario tra i più importanti dell’America del nord, per decenni le compagnie di quell’area hanno praticato politiche antisindacali violentissime e illegali per mantenere basso il costo della manodopera ed essere più competitive rispetto alle altre aziende che rispettavano le politiche federali di tutela del lavoro. Una zona maledetta di povertà e malattie, i cui abitanti sono stati protagonisti di lotte durate decenni, e che hanno delle città che costituiscono l’Harlan County un mito diffuso da canzoni di protesta e, soprattutto, da un documentario che riscosse un grande successo (Harlan County, Usa, di Barbara Kopple), che ha vinto l’Academy Award nel 1977. Alessandro Portelli, nell’arco di trent’anni di studi condotti nel territorio della contea di Harlan, ha raccolto una grande quantità di interviste che gli hanno consentito di ricostruire una storia basata su fonti orali integrate a quelle d’archivio che parte dalla fondazione dei primi nuclei rurali. Se i conflitti sindacali costituiscono la parte più rilevante del contributo di Harlan alla storia degli Stati Uniti, va dato merito a Portelli di proporre con questo saggio una storia dell’intera nazione proiettata attraverso il paradigma di Harlan County. Anzi, forse proprio il tessuto di ricordi e testimonianze degli abitanti è una storia americana più concreta e credibile di quella degli avvenimenti eclatanti che non possono, e non vogliono, rendere la storia e le lotte delle comunità rurali. Una storia di sopravvivenza, concludono gli abitanti assieme a Portelli, a partire dai primi insediamenti radicati nella wilderness del Kentucky, nei primi anni dell’800, in quotidiano contatto con orsi e serpenti, mescolando orgogliosamente il sangue anglosassone con quello delle tribù Cherokee, attraverso le epidemie, la repressione, fino alle conseguenze della globalizzazione e della recessione industriale. Come sottolinea il sottotitolo del saggio, “Due secoli raccontati da Harlan County”, è a questa gente che gli Stati Uniti dovrebbero rendere conto del loro benessere.