Recensione
Elisabetta Bolondi, www.ventonuovo.eu, 05/05/2011

Vite patriottiche di artisti e scrittori, musicisti e poeti

Nella messe di libri usciti in occasione della celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, mi ha particolarmente colpito un volume antologico, a più mani, in cui vengono raccontate le storie di personaggi del Risorgimento notissimi e meno noti, artisti, scrittori, attori, poeti, compositori che a vario titolo e non con le armi in pugno hanno contribuito in modo determinante alla causa patriottica.

Se Foscolo ( a cura di Silvia Tatti) che è il poeta romantico per eccellenza, in Santa Croce e nelle tombe dei grandi , ha costruito il primo Pantheon degli eroi nazionali, Leopardi ( il saggio è di Giulio Ferroni) giovanissimo, nel Discorso intorno alla poesia romantica, scrive: “Soccorrete, o giovani italiani, alla patria vostra, date mano a questa afflitta e giacente, che ha sciagure molto più che non bisogna per muovere a pietà, non che i figli, i nemici”. Parole profetiche molto opportune per i giovani di oggi; ancora molto nuovo e meno conosciuto il ritratto di Cristina di Belgiojoso, (Novella Bellucci), l’aristocratica milanese dedita alla causa patriottica con un entusiasmo incredibile, testimone a Parigi della causa italiana, convinta dell’importanza di rivendicare il diritto a conquistare la libertà, l’unità, la dignità di un paese libero dallo straniero: “Une nation ne se contente pas d’etre aimée; elle prétende qu’on la respecte”, dichiara nei suoi scritti, prima donna italiana dirigere una rivista, “La Gazzetta italiana”, pubblicata nel 1845. La principessa sarà anche sugli spalti della Repubblica Romana nel 1849 a dirigere l’ospedale e a prendersi cura dei feriti insieme alle donne del popolo romano. Che dire della cantante Maria Malibran (Céline Frigau) che con le sue recite, negli anni ‘30 dell’800, nei più importanti teatri lirici (Napoli, Venezia, Bologna, Milano, Roma Senigallia) con la sua voce acquistò una funzione simbolica nell’immaginario non soltanto degli appassionati di musica ma di moltissimi italiani. Mazzini, Manzoni, Pelllico, Cattaneo sono presentati nel libro con altrettanta ricchezza di aspetti inconsueti; forse però la figura più rappresentativa resta Giuseppe Verdi, raccontato dal musicologo Philip Gossett. Nel libro si racconta che Mazzini, subito dopo le Cinque Giornate milanesi, incaricò Verdi di scrivere un inno, che doveva diventare la Marsigliese italiana. Ma non piacque, mentre fu subito più popolare il più semplice ed orecchiabile “Fratelli d’Italia” di Goffredo Mameli e Michele Novaro. In compenso Verdi firmò la intera e coinvolgente colonna sonora del Risorgimento: Il Nabucco, La battaglia di Legnano….le parole che concludono l’opera sono un manifesto: “Per Dio, che sì fatto argomento dovrà scuotere ogn’uomo che ha nel petto anima italiana!”. Un libro pieno di notizie inedite, di personaggi le cui parole, scritte o cantate, lette o recitate, hanno costruito la cultura unitaria e la lingua degli italiani.