Recensione
Valentino De Luca, www.fuorilemura.it, 11/04/2011

La sindrome del declino

Il nostro paese sta vivendo un momento di profondo smarrimento sotto il profilo morale, intellettuale, politico e sociale. Per analizzare meglio questo periodo storico così travagliato, che coinvolge si anche altri paesi del mondo occidentale, ma ci vede primeggiare, è sicuramente un valido strumento la lettura de Italia sperduta (Donzelli). Carlo Donolo insegna Sistemi sociali complessi presso l’Università “La Sapienza” di Roma e, forte della sua esperienza, ha esaminato i motivi di questo declino e l’effetto che quest’ultimo ha sulle parti della Penisola maggiormente colpite.

Uno dei problemi che blocca il cosiddetto Sistema Paese è sicuramente la politica, nell’accezione meno nobile e pervasiva del termine. Politica non già intesa come gestione della cosa pubblica, bensì come macchina di potere che occupando di forza ogni campo della società (università, cultura, agenzie pubbliche, associazioni) si pone in maniera ricattatoria verso il cittadino, al quale non rimane che sottostare ai giochi di potere, pena l’esclusione dai centri decisionali del Paese stesso. La fabbrica del consenso con cui si attua questa occupazione quasi militare delle diverse aree della società è basata sul populismo: più la società è insicura circa il proprio futuro e più il politico ha gioco facile a presentarsi come deus ex machina capace di respingere le ansie del popolo. In realtà, facile scorciatoia alle paure diffuse, è quella di indirizzare le stesse verso l’altro: lo straniero, la Prima Repubblica, i Comunisti, la crisi presentandosi come persone del “fare” e non già i soliti parolai e “contaballe”.

Carlo Donolo Tale classe politica ha come fine ultimo il mantenimento dello status quo, degli intrecci politico-affaristici portati avanti da una classe oramai ottuagenaria che relega le forze giovani e intelligenti della nazione a ruoli di ragazzini (benché ultratrentenni) in eterna attesa. Riprende così nella nostra epoca il fenomeno dell’emigrazione interna del paese, da sud a nord, oltre che un’emigrazione dei giovani più specializzati e meglio istruiti verso altri paesi. Ma come mai quello che una volta veniva definito il “popolo” non reagisce al progressivo degrado generale ? La risposta sta nell’involuzione della propria coscienza collettiva di cittadino verso un fenomeno di plebeizzazione del ceto medio: ovvero lo sdoganamento della volgarità come stile di vita, dell’egoismo e della totale indifferenza verso i costi sociali dei propri sprechi elevati a sistema.

Il cittadino italiano si percepisce oramai come consumatore, in una sorta di Stato-centro commerciale dove si alimentano continui desideri e infinita frustrazione dalla mancata realizzazione degli stessi. Il ceto medio ha sogni plebei, da fotoromanzo, e si pone distante anni luce da quella borghesia illuminata, vero motore progressista per le riforme sociali in tutta Europa. Il cittadino medio italiano è intellettualmente e moralmente obeso: saturo di stimoli all’acquisto sfrenato, delega ogni decisione su scuola, figli, lavoro, soldi, salute ad una classe politica totalmente indifferente a tutto ciò che vi è di pubblico e collettivo. Come uscire dunque da tale declino? Ripartendo, è questa le lezione del libro di Donolo, dalle risorse per ora apparentemente immuni dal contagio decadente: le minoranze attive, le imprese innovative, i luoghi e le istituzioni della cultura. A loro l’autore affida una speranza di futuro diverso, oltre sempre a ricordare che il consolatorio “loro” non è nient’altro che l’altra faccia del ben più impegnativo “noi”.