Recensione
Rossella Gaudenzi, Via dei Serpenti, 28/04/2011

Il posto delle balene

Con il racconto Il posto delle balene J. M. G. Le Clézio torna a narrare il mare, con la padronanza della lingua e della materia trattata di chi il mare lo conosce profondamente e lo sa evocare con prosa scarna e al tempo stesso poetica. Così la sua narrazione può ricordare a tratti H. Melville e J. Conrad, a tratti E. Hemingway e F. Coloane, autori la cui esperienza di scrittura è nelle più riuscite prove indissolubilmente legata all’esperienza del viaggio. In poche decine di pagine l’intreccio di due voci narranti, quella di un agguerrito baleniere dal nome significativo di Charles Melville Scammon e quella del giovane mozzo John di Nantucket, è volto a denunciare il massacro commesso dalla mano dell’uomo a danno degli immensi, placidi mammiferi in una laguna della Bassa California, «quel posto segreto dove le balene vanno a partorire i loro piccoli, dove le vecchie femmine ritornano per morire». Riserva incontaminata custode tanto della vita quanto della morte, non solo delle balene, ma dell’uomo e del precario e provato ecosistema. D’impatto e fortemente drammatiche le immagini della caccia e dell’uccisione delle balene finite in pasto all’uomo, alle sue lance, ai suoi uncini, arpioni e puntelli: fiotti di sangue si riversano in un mare non più mare poiché si è tinto di nero, e non più mare poiché ha perso il proprio odore per esaltare soltanto l’odore del sangue. È la novella della brutale caccia all’oro, della ricerca forsennata delle ricchezze che non conosce freni né scrupoli, dell’animo umano nei suoi più biechi anfratti che mira allo sfruttamento intensivo delle risorse lasciando dietro di sé soltanto scorie, detriti e carcasse. La voce del marinaio John di Nantucket che torna in età avanzata sui luoghi dello scempio rievoca un mondo ormai inesistente fatto di ferocia ma anche di tracce di aggregazione sociale nate da quella stessa ferocia. Egli ricorda gli accampamenti dei balenieri, le prostitute, il fiume e il bosco che facevano da sfondo a un mondo scoperto e cancellato dal momento in cui l’uomo aveva colonizzato le acque e le terre della Bassa California. «Non c’era più segreto. Era questo che mi faceva orrore», e oltre: «Come si può distruggere un segreto?» Senza segreto non c’è scampo. La perdita dell’innocenza è irreversibile così come l’annientamento delle balene, a sottolineare, afferma Le Clézio, che «nel nostro mondo di violenza e di ingiustizia, le balene simboleggiano la libertà, la bellezza della natura, la forza creatrice della vita».