Recensione
Gisella Paccoi, www.ilmangialibri.it, 01/04/2011

Quattro grandi strade aperte

All’inizio degli anni Sessanta, c’erano quattro grandi strade aperte, per lo sviluppo tecnologico dell’Italia. La Olivetti, che stava per compiere il salto dalle “semplici” macchine per scrivere ai calcolatori elettronici; l’Eni, che aveva aggirato il problema degli schieramenti politici e, in piena guerra fredda, riusciva a stringere contratti con tutto il mondo, est e ovest compresi. Il Cnen, Comitato nazionale per l’energia nucleare mai veramente decollato, e l’Istituto Superiore di Sanità, che per un breve periodo rappresentò il “polo di attrazione per i cervelli migliori”, premi Nobel inclusi. Ognuna di queste quattro strade era guidata da una figura visionaria ed innovativa (Mario Tchou, Enrico Mattei, Felice Ippolito e Domenico Marotta), ed ognuna di queste quattro “eccellenze”, come si direbbe oggi, avrebbe potuto portare l’Italia ad un livello ben diverso, nel panorama internazionale. Sicuramente, oggi non ci troveremmo a dover salutare con un sospiro le centinaia di “cervelli” che sono costretti ad emigrare per essere impiegati secondo il proprio valore e potenziale. Ognuna di queste quattro realtà, però, pestava i piedi a qualche piccolo funzionario, oppure è caduta vittima di una “ripicca di partito” (come le campagne portate avanti da destra e da sinistra rispettivamente nei casi di Ippolito e di Marotta)… Il miracolo scippato, ovvero quattro storie (raccolte e analizzate dal giornalista scientifico Marco Pivato) di ciò che sarebbe potuto essere e che non è stato, di quattro grandi occasioni sprecate, in Italia, a causa degli interessi, delle miopi vedute di pochi potenti. In un momento come questo, in cui il dibattito legato all’opportunità o meno degli aiuti alla ricerca è quotidiano ed accesissimo, è estremamente utile presentare quattro casi reali, concreti, avvenuti, analizzati nella maniera più obiettiva possibile, cercando di porsi le giuste domande e di comprendere dove finisce la montatura ed inizia la verità, di chi siano le responsabilità dei fallimenti, cosa si sarebbe potuto fare per evitarli. E cosa si potrebbe fare ora, per invertire la tendenza e, come si sente dire, spesso a sproposito, “far ripartire l’Italia”. Per rendersi conto che “la ricerca potrebbe aiutare l’economia”, non solo il contrario, e che l’Italia non è solo il paese di grandi chef e di famosi stilisti. È evidente, infatti, che il contrasto tra cultura umanistica e cultura scientifica non ha motivo di esistere, e che non ha senso considerare – come invece si tende spesso a fare – la prima di “serie A” e meno valida la seconda. La voglia di vedere l’Italia riacquisire credibilità a livello mondiale porta a sperare che non sia necessario, in futuro, riprendere in mano questo testo per aggiornarlo ed aggiungere ai quattro casi già descritti altre storie di fallimenti; ne’ consola che, per un puro capriccio politico, il lavoro di Felice Ippolito sul nucleare sia stato rallentato così tanto da farci trovare ancora nella posizione di poter scegliere. Forse.