Recensione
Tomaso Bassani, VareseNews, 14/02/2011

L'informazione cambia e i giornalisti non ne sono i protagonisti

Sono le news, bellezza”, e nel flusso livellatore del web 2.0 saranno sempre meno appannaggio dei soli giornalisti. La riflessione s’impone anche a Varese con la presentazione del libro di Michele Mezza “Sono le news, bellezza! Vincitori e vinti nella guerra della velocità digitale”. A discuterne con l’autore anche il sindaco di Varese Attilio fontana, il direttore di Rai Nuovi Media Piero Gaffuri, la consigliere del Cda Rai Giavanna Bianchi Clerici moderati dal direttore di Varesenews Marco Giovannelli. Ed è Mezza ad aprire uno squarcio sul futuro dell’informazione, dando un’idea di quello che è lo scenario in costruzione: «già adesso i mediatori non sono protagonisti dei propri contenuti, essi si muoveranno da soli e il patrimonio dei giornali non saranno i giornalisti ma la “community” che vi gravita attorno». E con l’innovazione che marcia a passi serrati o ci si adegua o si è fuori, è il tono perentorio di Michele Mezza: «il giornalista dovrà ripensare completamente il proprio ruolo se vuole sopravvivere all’informazione». Secondo Mezza il veicolo produttivo cambia forma, «una volta c’era la fabbrica e il fordismo, ora quel modello sembra venire meno ma rimangono l’abilità e l’artigianalità», ed è la rete il nuovo campo dove si vanno ad esplicare. E il nuovo modello applicato all’informazione fa si che «le notizie vengano prodotte direttamente da chi le consuma». Il pedigree degli ospiti declina velocemente il discorso all’esperienza di viale Mazzini, la “mamma Rai” che sembra essere lontana mille miglia dal percorso tracciato da Mezza: «la Rai sta affondando perché è cambiato lo scenario dove si trova ad operare». L’azienda pubblica, è il discorso dell’autore, vive ancora nell’ottica di una volta «dove l’informazione era costosa, rara e indisponibile. Mentre adesso le notizie sono di facile accesso per chiunque». News come commodity, spiega Piero Gaffuri: «un bene ampiamente disponibile e di facile reperibilità, basti pensare alle 400 web tv nate negli ultimi anni in Italia, per rimanere nell’ambito televisivo: il prodotto notizia affiora dalla rete, quello che serve è un collante che le tenga insieme». E il ragionamento lo completa Mezza, «la Rai, se vuole sopravvivere, deve diventare il grande partner di una sussidiarietà di contenuti locali. Meglio, Iperlocali». Più pragmatica sembra essere la consigliere Bianchi Clerici che alla volontà d’innovare oppone la resistenza della burocrazia e delle rendite di posizione di viale Mazzini (anche se dalle sue parole traspare forse di più l’influenza della politica). «Rainews 24 era il progetto che doveva realizzare ciò di cui parla Michele Mezza - spiega Bianchi Clerici - ma è fallito perché non ha saputo innovarsi». Secondo la consigliere il canale, oggi diretto da Corradino Mineo, si è trasformato nell’ennesimo “carrozzone”. «La difficoltà dell’azienda si scontra anche nella resistenza che gli viene opposta ogni qual volta servirebbe il cambiamento delle persone che vi operano. Un direttore dovrebbe capire che è giusto farsi da parte quando cambiano gli assetti dell’azienda, come ha fatto Mimum quando era direttore del Tg1 e gli è succeduto Riotta». È Michele Mezza a riportare il discorso al piano più generale dell’informazione, che secondo lui ha ormai chiuso la porta al ruolo dei mediatori, «altrimenti sarebbe come mantenere i casellanti in un mondo dove i caselli sono stati automatizzati». I giornali oggi devono «essere dei fornitori di servizi», dove sono i contenuti a guidare il mezzo e non il contrario, «è l’utente che crea e cerca la sua notizia». La conclusione è affidata al sindaco Fontana che, premette, «ho ancora tanto da imparare», ma ha chiaro che la direzione è ormai tracciata:«come politico non posso prescindere dal fatto che oggi la rete va considerata alla stregua delle altre infrastrutture pubbliche, tra le strade e la fornitura di acqua e gas».