Recensione
Silvia Arzola, Pulp Libri, 01/03/2011

Migliore biglietto per entrare nell'universo di Jane

A quindici anni Jane Austen non era quel che si dice una romantica creatura. Al contrario, guardava alla vita, all'amore e alle relazioni sociali con il cinismo di una donna di mondo. Il sarcasmo degno di un Thackeray e un gusto del macabro e del surreale in netto anticipo sui tempi. Tutto ciò si evince da Jack&Alice, racconto inedito della scrittrice adolescente, pubblicato con ovvio clamore da Donzelli. Qui la piccola Jane manifesta già il fiuto sicuro della scrittrice satirica, delineando con pochi tratti impietosi i Tipi e le Situazioni che abiteranno i suoi romanzi da lì a poco.Ma quel che colpisce non è tanto la trama scabra o la critica a un microcosmo ipocrita che riveste obiettivi materiali di movenze bamboleggianti o moraleggianti, quanto la mano inclemente di una ragazzina che, parlando d'amore, sacrifica ogni pulsione intimistica sull'altare della parodia e della caricatura. Crudele, con se stessa e con le proprie aspirazioni, ma splendida. Lo splendore del diniego, del grande rifiuto. Rifiuto dell'amore come ossessione letteraria o sociale, del sentimentalismo come postura inconsapevole e mortale. Temi che, come i lettori della Austen sanno bene, attraverseranno tutti i suoi romanzi con intransigenza meno aspra ma altrettanto fondata. Dio volesse che in questi tempi di Uomini e donne, perfide svenevolezze da Soap Opera, piccinerie da social network e compagnia cantando, le quindicenni imparassero a ridere del fantasma grottesco che si aggira nel palazzo dell'amore sentimentale e dei suoi troppo ovvi corollari. Se qualcuna è in grado di farlo. Jack&Alice, è il migliore dei biglietti per entrare nell'imprescindibile universo di Jane.