Recensione
Giuliano Milani, Internazionale, 25/03/2011

Dallre macerie

"Se un edificio crolla, quando potrebbe non crollare se fosse costruito come si deve e si può, ciò dipende dalle azioni e omissioni di tanti, cointeressati o anche solo negligenti: l'impresa, il direttore dei lavori, il progettista, l'architetto, il collaudatore, l'autorità locale, gli uffici territoriali del governo centrale, la stampa che parla o tace o distorce, l'assessore, l'ordine professionale e così via". Così, per comprendere il crollo italiano di cui ci lamentiamo ogni girono e immaginare l'avvio della ricostruzione, occorre indagare le responsabilità diffuse. Attribuirne la colpa a una presunta identità nazionale o semplicemente "agli altri" non sono soluzioni, ma sintomi del problema. Secondo il sociologo Carlo Donolo, infatti, il crollo è frutto di una crisi politica (visibile nel populismo, così come nel primato di tecnica ed economia) e da una crisi sociale (percepibile nella scelta dei ceti medi di investire in risorse private per il futuro dei loro figli, erodendo i beni comuni). Ma queste crisi sono effetti di una più profonda e generale crisi cognitiva: politici e cittadini non sanno più cosa stia succcedendo e come invertire la rotta. Da qui le proposte: coltivare la conoscenza e la formazione, ritrovare capacità per recuerare il recuperabile, costruire istituzioni terze ( cioè non compromesse in partenza) così da riparare i crolli già avvenuti ed evitarne di nuovi.