Recensione
Redazione, Alto Adige, 17/10/2010

Biografia di Guido mazzoni

Classe 1967, Guido Mazzoni insegna letteratura all'Università di Siena e deve la sua fama soprattutto ai saggi «Forma e solitudine» (Marcos y Marcos, 2002) e «Sulla poesia moderna» (il Mulino, 2005). Ha vissuto e ha lavorato a Pisa, Parigi, Londra e Chicago. «I mondi» (Donzelli, 2010) è il suo primo libro di poesie. Le sue prime pubblicazioni di poesie risalgono però ai primi anni Novanta, su riviste: nel 1991 alcune su «Paragone», scelte da Cesare Garboli, e nel 1992 sul terzo dei Quaderni di Poesia Italiana contemporanea sotto il titolo «La scomparsa del respiro dopo la caduta». Ha collaborato all'Almanacco dello Specchio della Mondadori e diretto la rivista «Arte poetica». di Gabriela Preda La poesia, come anche la letteratura di ricerca, e in generale la cultura umanistica tradizionale sono oggi in crisi». Parola di uno dei più apprezzati giovani protagonisti nel panorama letterario degli ultimi tempi Guido Mazzoni, critico letterario e poeta che ha appena pubblicato «I mondi» per la Donzelli. Per Mazzoni «un'industria potente e ramificata ha creato una sorta di nuova cultura umanistica, fatta di film, canzoni, programmi televisivi, infotainment, che si è affiancata alla prima, l'ha ibridata e le ha fatto perdere prestigio e funzione». Questo suo libro rappresenta un ritorno al verso, dopo 18 anni dall'esordio con «La scomparsa del respiro dopo la caduta» nei «Quaderni della poesia italiana» curati da Franco Buffoni. Colpisce infatti la datazione in chiusura del testo: 1997-2007. Perché questa lunga gestazione? Pochi mesi dopo l'uscita delle poesie nell'antologia di Buffoni, ho rapidamente smesso di scrivere. Il periodo di silenzio è durato quattro anni. Quando ho ricominciato, nel 1997, l'ho fatto con un tono completamente diverso. La differenza fra le due fasi, in sostanza, è questa: nelle mie prime poesie evitavo di dire «io», o di dire «io» senza filtri e veli; nelle poesie che ho scritto a partire dal 1997 ho assunto integralmente la prima persona. In questo senso «I mondi» sono un'autobiografia per frammenti. Ma la vita di cui si parla non è in alcun modo speciale: la mia è una biografia qualsiasi. Il personaggio che dice «io» appartiene alla classe media occidentale; è cresciuto nella periferia di una città europea di medie dimensioni; ha vissuto il conflitto fra desiderio e realtà che è tipico dell'adolescenza, quando gli adulti sono incomprensibili perché rappresentano la vita normale, borghese, chiusa nella sfera del privato e diventata qualcosa, e dunque deludente rispetto al puro desiderio indifferenziato o all'utopia di una trasformazione politica, di cui ho fatto in tempo a vedere il tramonto negli anni dell'infanzia e della prima adolescenza. Il personaggio di questo libro ha poi vissuto il nomadismo spaziale, la precarietà lavorativa e, da ultimo, la precarietà esistenziale caratteristici della mia generazione e delle generazioni che seguono la mia. Oggi vive nel proprio mondo, circondato da altre persone che vivono in mondi diversi, inserito in meccanismi sociali tanto ingiusti quanto immodificabili. È diventato come tutti. Dei 31 componimenti del libro, dieci sono in prosa e i rimanenti sono in versi liberi. Perché questa scelta? Nel libro ci sono come due sguardi. Il primo, quello autobiografico, racconta un'esistenza individuale, una singolarità qualunque. A questa autobiografia per frammenti si sovrappone però un'altra dimensione letteraria. Si tratta di una poesia in prosa che trasporta, nel territorio della lirica, un discorso di taglio narrativo e saggistico. Questo secondo sguardo allarga il fuoco del libro dalla vicenda autobiografica al mondo sociale e naturale in cui l'io si trova incluso. Benché la distinzione non sia rigida, poesia e prosa corrispondono, più o meno, a queste due ottiche diverse. Nel volume colpisce subito lo stile. Da dove nasce questa scelta linguistica? Con quale obiettivo? Ho cercato di raccontare il presente in un linguaggio neutro e classico. Volevo rappresentare la contingenza in uno stile che tentasse di trascenderla