Recensione
Nicola Crocetti, Il Giornale, 06/03/2011

Il genio che visse in disparte nel mondo dei versi

I tesori sepolti della poesia sono tanto numerosi quanto sparuti sono i loro cercatori. Uno appena venuto alla luce, grazie a Elisa Donzelli, è la raccolta di 47 traduzioni inedite di René Char fatte più di trent’anni fa da Vittorio Sereni e ora pubblicate da Donzelli. Figura tra le maggiori della poesia europea del secolo scorso, dopo una militanza giovanile nel movimento surrealista Char ha preferito un’esistenza appartata, impegnato, come scrive Sereni, «nella ricerca della fusione totale e definitiva della vita con la poesia». Nato nel 1907 a Isle –sur-la Sorgue , nel Vaucluse, , nel 1942 Char entra nel maquis con il nome di battaglia di Capitan Alexandre. Questa aspra esperienza clandestina è consegnata a Fogli d’Ipnos ( il dio greco del sonno) , un diario di guerra che è anche una cronaca spirituale, pubblicato nel 1946 (la versione di Sereni esce 1968 nella bianca di Einaudi). Sono riflessioni folgoranti sul suo duplice vissuto: l’esercizio del comando e della responsabilità nella Resistenza e quello di poeta, ch’egli definisce “mago dell’insicurezza”. Il patriota impone azioni, usa parole già dette; il poeta rivela, si rivolge a un destino isolato, a una speranza ignota. Il tesoretto delle 47 versioni inedite era sepolto tra le carte di Sereni ed era stato espunto dal volume Supramonte e altre poesie che il poeta di Luino aveva curato nel 1974 per Mondatori. In Aromates chasseurs , Char ribalta il mito classico e trasforma Orione da costellazione celeste a terrestre cacciatore di stelle, metafore della poesia. Una poesia, quella di Char, difficile ed enigmatica, che lo stesso Sereni confessa, al primo contatto, di non capire, anche se è soggiogato dall’ampiezza di un orizzonte poetico per lui impenetrabile. Ma “sempre la parola sprovvista di senso annuncia che uno sconvolgimento è in vista”, ci assicura Char in una di queste poesie (Giaciglio). Così, come per Sereni non vi era che un modo per continuare a leggere il poeta del Vaucluse, tradurlo, per noi c’è un solo modo per tentare di capirlo: leggerlo.