Recensione
Sara Antonelli, L'Unità, 07/03/2011

Charlotte Gilman, l'utopia sovversiva di essere donna

Passato il 13 febbraio, tornare a leggere gli scritti della statunitense Charlotte Perkins Gilman, una protagonista del pensiero politico e della letteratura femminista, fa davvero piacere. Ancor più nell’elegante edizione Donzelli, che finalmente restituisce anche a noi, lettrici e lettori italiani, quel che davvero Gilman pensava e andava elaborandonell’americano originale: diretto, misurato, alieno al sentimentalismo e quindi sempre preciso, ficcante. La terra delle donne, questo il titolo del volume curato egregiamente da un’americanista di grande spessore come Anna Scacchi, si distingue non solo per l’ottima, nuova traduzione, ma anche per la scelta quanto mai opportuna di voler raccogliere e mostrare le tante anime di Gilman. LONTANO DALLE CELEBRAZIONI Ovvero per il desiderio di strappare un’autrice poliedrica dall’asfittica celebrazione in cui necessariamente rischia di incappare chiunque abbia scritto un racconto come La carta da parati gialla (1892), un memoir teso e vibrante che qui, in virtù della nuova traduzione, torna letteralmente a vivere. In queste pagine, accanto a tale classico irrinunciabile, troviamo, allora, il romanzo utopico Terra di lei (1915) e infine nove racconti che riprendono, ampliano e trasformano grazie alle possibilità offerte dalla lingua letteraria, le idee sempre anticonformiste e radicali dell’autrice. Perché da donna e pensatrice inquieta quale era, ancorché dedita a promuovere la libertà per sé e per le altre donne, Gilman attaccò, per esempio, l’istituto materno inteso come naturale istinto femminile, proponendo, ove necessario, di affidare i figli a persone più adatte o addirittura a del personale esperto. Del coraggio,maanche del tormento, del dolore e dell’ostracismo che possono derivanare da questa scelta, l’autrice scrisse per esperienza diretta sia in trattati, come Concerning Children (1900), sia in racconti, come Una madre contro natura. Scrisse poi di adulterio, e ne raccontò il turbamento senza alcuna ipocrisia in storie edificanti --ma di senso contrario alla morale vittoriana -- come Fuori! e Una donna ragionevole. INTELLETTUALE SCOMODA Gilman,insomma, fu un’intellettuale rigorosa e dunque scomoda.