Recensione
Farian Sabahi, Il Sole 24 ore, 13/03/2011

Europa rinata con i libri d'Oriente

Nel X secolo, la libreria di Cordoba consisteva in quattrocentomila «libri» secondo lo storico algerino al-Maqqari, e seicentomila secondo il monaco libanese Casiri. All'epoca la più grande biblioteca dell'Europa cristiana era, con ottocento volumi, quella del monastero di San Gallo in Svizzera. L'assistente di Chaucer aveva una «grande» libreria personale di trenta libri. Poteva trattarsi di pochi foglietti, oppure di un grosso volume, spiega l'antropologo Jack Goody, ma in ogni caso «la differenza tra i patrimoni culturali nell'Islam e in Europa era impressionante, e in parte dovuta al fatto che l'Oriente del Mediterraneo, e il Medio Oriente più in generale, non assistettero mai al grande declino che avvenne in Occidente». Fornendo al lettore queste prime informazioni Goody, professore emerito al St. John's College di Cambridge, introduce il saggio Rinascimento: uno o molti? in cui mette in discussione l'ipotesi di un'iniziale superiorità dell'Occidente e affronta la questione in una prospettiva comparata, scardinando la tesi secondo cui si tratterebbe di un fenomeno intimamente europeo, e in particolare italiano. L'antropologo sostiene non vi sia stato un solo Rinascimento: altri bacini culturali hanno avuto un loro Rinascimento, a cui quello europeo ha attinto a piene mani in un'ottica di collaborazione più che di conflitto. Secondo Goody, «senza le contaminazioni e gli apporti provenienti dal mondo islamico, dall'India e dalla Cina, il vecchio continente non sarebbe giunto alla modernità, in termini di arti e scienze, e nemmeno dal punto di vista dell'espansione economica, sfociata nell'avvento del capitalismo». Non tutti potranno essere d'accordo con questa tesi sovversiva ma lo spunto offerto da James Goody, classe 1919 e insignito del titolo di baronetto per meriti scientifici, fa riflettere sugli effetti benefici delle contaminazioni culturali.