Recensione
Redazione, www.archiviostorico.info/libri-e-riviste, 01/03/2011

Berlusconi passato alla storia

È legittimo parlare di «età berlusconiana» allo stesso modo in cui si parla di «età crispina» o di «età giolittiana»? E quando comincia questa età? Quali ne sono i precedenti, lo svolgimento, i connotati fondamentali? Quali il bilancio e il possibile epilogo? A queste domande tenta di rispondere il saggio di Antonio Gibelli. Lo fa adoperando il linguaggio – ricco di dettagli ma orientato alla sintesi, valutativo ma non animoso, denso di elementi di analisi ma attento alla narrazione – che si dovrebbe adoperare in una lezione di storia: il cui scopo è far capire in cosa un protagonista e un momento sono simili ad altri, e in cosa invece sono diversi. Nel sapere storico, porre bene gli interrogativi significa aver fatto un passo avanti decisivo nella comprensione del passato, anche quando si tratta di un passato che si inoltra nel presente e si dipana di fronte a noi. Uno dei nostri storici contemporanei più autorevoli si cimenta qui con un’impresa solo apparentemente semplice. Egli immagina di dover raccontare ai suoi studenti, in un breve corso sulla storia d’Italia dall’Unità a oggi, gli ultimi quindici anni. Un buon professore di storia si incaricherà di «dare un nome» a questo ultimo quindicennio, di chiarirne l’origine, di fare un ritratto dei protagonisti principali, e infine di fornire un insieme di ragioni plausibili per spiegare il successo dei vincitori e la sconfitta dei perdenti. Il quadro che ne scaturisce legittima l’idea che Silvio Berlusconi possa ragionevolmente pretendere di «intestarsi un’epoca». Dando prova di qualità non comuni (a cominciare dalla tenacia), in contrasto con l’apparente modestia della sua figura, il leader lombardo ha portato al potere la destra proprio nel momento in cui essa sembrava più debole, scompaginata e priva di riferimenti. Espressione di tendenze profonde della società italiana ma presenti nell’intero Occidente al tempo della mondializzazione, ha tentato di plasmare lo Stato a sua immagine e a misura dei suoi interessi personali. Così facendo, è certamente riuscito a essere il capo vincente e indiscusso di una fazione; non altrettanto il leader capace di governare il paese. E nel suo insieme, l’Italia berlusconiana, proiettata ormai interamente fuori della sua storia postbellica, appare teatro di un esperimento molto spinto di democrazia autoritaria, che logora gli equilibri istituzionali della compagine nazionale, minaccia i suoi fondamenti costituzionali e rischia di mettere in discussione le sue tradizioni civili. Tutto ciò è ancor più vero oggi, dopo un anno convulso segnato dalla lacerazione all’interno del Pdl e dal voto di fiducia del 14 dicembre che ha salvato Berlusconi per il rotto della cuffia. Resta infatti aperta la domanda: siamo davvero al capolinea o dobbiamo attenderci ulteriori sorprese? In questa nuova edizione del volume – arricchita da un capitolo finale e da una cronologia – Gibelli spinge il suo racconto fino alla stretta attualità, guidandoci alla comprensione di una crisi prolungata che non ha precedenti nella storia italiana.

DAL TESTO – “Benché abbiano ragione quanti ritengono che sia improprio parlare di una dittatura in senso classico, tuttavia appare ugualmente insostenibile la tesi che ci si muova, malgrado l'esercizio sempre più forte e insaziabile di questa egemonia, nella normalità democratica. Piuttosto sembra ragionevole affermare che nell'età berlusconiana l'Italia è stata ed è teatro, per la prima volta in un paese occidentale del secondo dopoguerra, di un esperimento molto spinto di democrazia autoritaria. Uno storico inglese già menzionato, molto attento agli standard internazionali, in applicazione di criteri elaborati da due noti studiosi americani, l'ha definita nel 2003 - quando alcuni elementi degenerativi non erano ancora giunti al culmine - come una democrazia non liberale. Altri hanno considerato perfettamente calzante la categoria di bonapartismo (con riferimento all'imperatore Luigi Napoleone Bonaparte, imperatore dei francesi tra il 1852 e il 1870), che uno dei principali dizionari della lingua italiana definisce come «un regime autoritario e personale fondato su un consenso di tipo plebiscitario».”

L’AUTORE – Antonio Gibelli insegna Storia contemporanea all’Università di Genova ed è membro del comitato scientifico dell’Historial de la Grande Guerre di Péronne (Somme). Ha dedicato numerosi volumi alla storia della Grande Guerra, tra i quali La Grande Guerra degli italiani (1998; seconda edizione Bur, 2007, Premio Acqui Storia) e L’officina della guerra. La Grande Guerra e le trasformazioni del mondo mentale (1991; terza edizione Bollati Boringhieri, 2007). Ha inoltre scritto Il popolo bambino. Infanzia e nazione dalla Grande Guerra a Salò (Einaudi, 2005) e curato l’edizione italiana in due volumi dell’Encyclopédie de la Grande Guerre (Einaudi, 2007).

INDICE DELL’OPERA - Passare alla storia – Prodromi – Genesi – Esordio - Il corpo e l'immagine – Successo - Leghismo: il carnevale xenofobo – Avversari - La Chiesa e le destre – Media – Caratteri – Resistenze – Epilogo - Fine di un'epoca? - Colpi di coda - Guida bibliografica - Cronologia 1989-2010