Recensione
Angelo Petrella, Il Mattino, 11/03/2011

Il tema del "riparo"

Nella poesia di Marco Giovenale il tema del «riparo» è una vera e propria ossessione, che l'autore (romano, classe 1969) sa modellare in forme e situazioni diverse. Se il precedente La casa esposta si configurava come una grande allegoria del decadimento della condizione umana, nella nuova raccolta il poeta gioca con una voluta ambiguità semantica e contenutistica, visibile fin dal titolo. Shelter (Donzelli editore, pagg. 120, euro 14) - appena presentato a Napoli alla libreria Treves - svela infatti subito la propria natura anfibia: la parola inglese può essere tradotta con l'italiano «ricovero», che va inteso nel doppio senso di «rifugio» e di «ospedale». Non a caso le location ricorrenti nei testi di Giovenale sono cliniche, manicomi, stanze di ospedale o case abbandonate: luoghi dotati di una natura doppia, che offre protezione nel momento stesso in cui separa e isola dal resto del mondo. Ed è proprio su questo dualismo di fondo che la poesia va ad impattare, ad ogni livello di lettura: a partire dalla struttura che alterna sezioni di poesia a brani di prosa poetica, ad arrivare all'opposizione ricorrente tra il bianco e il nero, ancora agli slanci vitali che si alternano a sensazioni di morte e spaesamento. Molto spesso i paesaggi risultano composti da brandelli di oggetti sospesi nel vuoto, quasi schizzi metafisici, in cui l'umanità è sparita del tutto e ha lasciato spazio al dolore e all'inadeguatezza: «Secchi in terra, specchi, un polverìo / che si nasconde sotto; l'urto / di lancette, segnato il tocco: troppe / cose sono in casa, avverte, la / più ferita è nominarle». La poesia di Giovenale procede per rapidissime pennellate, disegnando una realtà allucinata e claustrofobica, in cui ogni situazione sembra pronta a trasformarsi nel suo opposto. I versi si accavallano gli uni sugli altri, grazie anche a un'abile manipolazione del ritmo e della sintassi. È come se la stessa forma metrica chiusa rappresentasse l'estremo rifugio della realtà.