Recensione
Sandro Cappelletto, La Stampa Tuttolibri, 12/03/2011

Eran quelli che ci credevano

“Sì, sì, ancora pochi anni, forse pochi mesi e l’Italia sarà libera, una repubblicana. Tu mi parli di musica? Non c’è, né ci deve essere che una musica grata alle orecchie degli Italiani del 1848. La musica del cannone”. Così Giuseppe Verdi, nella sua più celebre lettera “patriottica”. In quello stesso anno , viene pubblicata a stampa “Marzo 1821”: “Oggi, o forti, sui volti baleni / il furor delle menti segrete /per l’Italia si pugna, vincete / il suo fato sui brandi vi sta”. I martellanti decasillabi dell’ode di Alessandro Manzoni – scritta ai tempi dei moti carbonari - a stento si distinguono da un incalzante coro d’ opera. E durante le Cinque Giornate di Milano Manzoni non si tirò indietro, quando i concittadini, convenuti sotto le sue finestre, gli chiesero di comporre versi su quanto stava accadendo. Nel 1818, nel “Discorso intorno alla poesia romantica”, anche Giacomo Leopardi si accendeva di passione “italiana”: “Soccorrete, o Giovani italiani, alla patria vostra, date amo a questa afflitta e giacente, che le sciagure molto più che non bisogna per muovere a pietà, non che i figli, i nemici. Fù padrona del mondo….”. Biografia dopo biografia, dedicando a ciascuno dei dodici protagonisti scelti uno snello ritratto e una essenziale bibliografia, alternando citazioni delle opere a episodi pubblici e privati, il volume a più firme di Donzelli, “Vite per l’Unità”, a cura di Beatrice Alfonzetti e Silvia Tatti, riesce nell’intento di dimostrare che il Risorgimento è stato un progetto collettivo, diffuso, non élitario, capace di coinvolgere artisti e intellettuali, condizionando le loro scelte espressive. Tra barricate e salotti, tra attori patrioti (Gustavo Modena) e principesse come Cristina Belgiojoso Trivulzio ( la milanese famiglia del cosiddetto “albergo dei poveri”), che in prima persona sostengono la causa. Il percorso è stato lunghissimo, se inizia con la passione giacobina di Ugo Foscolo, e con la delusione per la patria veneziana “tradita” da Napoleone - la prima edizione de “Le ultime lettere di Jacopo Ortis” è del 1798 – per arrivare alla nascita del Regno d’Italia del 1861, alla presa di Porta Pia. Nella sua tinta di fondo, “Vite per l’Unità” si contrappone così a “Noi credevamo”, il film di Mario Martone tratto dal romanzo (1967) di Anna Banti. All’afflitto disincanto del regista – Il Risorgimento gli appare come una cospirazione di pochi, spesso anche mediocri, e l’Italia che ne è uscita è un paese devastato – risponde qui una polifonia di intelligenze e di attitudini. Tra le quali, spicca la personalità del professore di grammatica, storico, economista, e politico favorevole agli “Stati Uniti d’Italia”, Carlo Cattaneo. Tra i musicisti, oltre a Verdi figura la cantante Maria Malibran ( forse si poteva scegliere una figura più rappresentativa) e Gaetano Donizetti, nel quale Antonio Rostagno individua “il principale anticipatore del fenomeno Verdi, a sua volta inconcepibile senza questo necessario precedente”. Giuseppe Mazzini, scrivendo nel 1836 “Filosofia della musica”, indica in lui “l’unico il cui ingegno altamente progressivo riveli tendenze rigeneratrici”. Ma già nel rossiniano Guglielmo Tell, come nei Puritani di Bellini, palpitava un’ansia di libertà e di indipendenza. Loro credevano.