Recensione
Francesca Ceci, Segnalibro n.300, 01/03/2011

Beirut Araba Fenice

Beirut martoriata dalle guerre, Beirut sotto le bombe, Beirut distrutta e ricostruita sette volte nell’arco della sua storia, Beirut ferita come i suoi palazzi fatiscenti e crivellati dai proiettili, Beirut con le strade minate e le case abbandonate, ma anche Beirut moderna e cosmopolita, dove le vecchie mercedes si improvvisano taxi, il traffico è frenetico, le biondine in minigonna affollano i night e le vetrine sono piene delle griffe più famose. Tutto comincia in quei 34 giorni della guerra del 2006, quando le bombe israeliane dilaniavano centinaia di persone nel sud sciita di Beirut. Zena El Khalil, una giovane artista libanese, vuole raccontare al mondo quello che sta accadendo a Beirut e decide così di aprire un blog. Ne nascerà un libro che la storia di una donna e di una città. Zena, come la sua città, è una donna lacerata, in cerca del senso da dare alla sua vita: amori che finiscono, l’amica Maya che muore, le difficoltà e le speranze. Anche Zena muore e risorge come la sua città. Araba Fenice dove passato e presente si fronteggiano per raccontare al lettore che un futuro è possibile. Perché Beirut è un Titanic in balia di una tempesta, che alla fine non affonda. Beirut, in fondo, siamo anche noi.