Recensione
Roberto Bertinetti, Il Venerdì di Repubblica, 11/03/2011

La femminista americana che un giorno creò un mondo senza maschi

Lottava per l’emancipazione, ma a differenza di gran parte delle sue contemporanee non credeva sufficiente la conquista del diritto di voto per garantire la parità con l’uomo. Per l’americana Charlotte Perkins Gilman questo risultato poteva essere ottenuto solo grazie alla fine della divisione “naturale” dei ruoli e l’ingresso nel mondo del lavoro. Di Gilman, poco nota in Italia mentre negli Usa viene studiata nelle università, esce ora per l’editore romano Donzelli “La terra delle donne e altri racconti”, una scelta dei brani narrativi più celebri di una polemista di razza attiva tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del secolo successivo . Scritta nel 1915, la storia che dà il titolo al volume propone l’utopia del “mondo di lei”, un paese privo di maschi dove spariscono la gelosia , l’invidia e la paura e tutte possono fare tutto. Nel libro, curato da Anna Scacchi, non manca “La carta da parati gialla”, il testo più celebre di Gilman ispirato da un dramma personalmente vissuto : a seguito della nascita della figlia , la scrittrice cadde in depressione e un medico le impose il divieto assoluto di ogni attività creativa. “Con il risultato che fui vicina a impazzire”, annotò nel diario. La protagonista della vicenda vive un’esperienza analoga e il dolore provato viene reso con straordinaria intensità. Risultato? Gran parte degli psichiatri americani , dopo l’uscita del racconto, misero per sempre da parte la “cura del riposo”, fondata sul pregiudizio che ogni sforzo intellettuale interferisse con la fisiologia femminile e potesse , dunque, essere all’origine di disturbi nervosi.