Recensione
Dario Olivero, La Repubblica, 23/02/2011

Uomini a caccia di balene: l'omaggio a Melville del Nobel Le Clézio

Chiamatemi Ismaele. Ogni scrittore avrebbe sognato un incipit così. Ma visto che di Moby Dick ce n’è uno solo, confrontarsi con l’immenso, l’ignoto, il mostro, il Leviatano, la caduta, la maledizione, la colpa può avvenire solo da un ingresso discreto e secondario. Come fa J. G. M. Le Clézio in Il posto delle balene, tributo al capolavoro di Melville ma in versione mignon: una manciata di pagine impreziosite dai disegni di Eloar Guazzelli. Il luogo è il mare della California messicana, così simile in quel tratto a Nantucket e la costa orientale americana: litorali di balenieri e di mare così grigio e selvaggio che rende gli uomini feroci. La storia è quella del capitano Charles Melville Scammon e del mozzo di bordo John, imbarcati a bordo del Léonore alla ricerca del passaggio segreto, della lagu¬na dove le balene vanno a partorire.

Come Moby Dick, è il racconto di una ricerca, di un’ossessione, di un pensiero che fa dimenticare tutto il resto. A differenza di Moby Dick, è il racconto di una vittoria: il luogo viene scoperto, il segreto violato, le balene cacciate, gli uomini arricchiti, il capitano Achab vendicato. L’ultima frontiera è stata conquistata, il mare e i giganti che lo abitano si sono arresi. Passa il tempo, vengono altri uomini con gli arpioni, sempre di più. Le balene finiscono, gli uomini se ne vanno, il campo di battaglia marino è vuoto. Macerie e colpa, per questo si viaggia, per superarle. Ma, si chiede Le Clézio, «come si fa dimenticare, perché il mondo ricominci di nuovo?»