Recensione
Barbara Ferraro, AtlantideZine, 18/02/2011

Che fa la luna di notte

È pallida e solitaria la luna nel cielo diurno. Bianco soffuso il suo colore, sembra consistere semplicemente degli stralci di spuma smarriti da qualche nuvola distratta. Diffonde malinconia, di giorno, e annuncia, brillando sempre più intensamente, l’avvicinarsi della notte e poi il calare delle tenebre. Brr… che paura! Ma, di fatto, si va a letto, le si lancia qualche occhiata malinconica e ci si dimentica di lei. Però, che fa la luna di notte?

Difficile credere che se ne stia appuntata al cielo per tutto il tempo, e infatti, sebbene di giorno effettivamente dorma, col calar del sole si alza e incomincia a disegnare con maestria centinaia e migliaia di stelle, a grandi passi percorre lande e foreste e disperde la nebbia, cerca, per quanto possibile di scacciare il rumore dalle città, semina sogni a manciate e rinchiude gli incubi negli armadi. Nonostante tutto questo impegnativo sfaccendio, civetta come solo la luna sa essere, riesce a trovare il tempo di specchiarsi nello stagno; tutto questo in compagnia di un sinuoso gatto nero.

Anne Herbauts, con un albo di grandi dimensioni (28×36), evoca l’intensa attività della Luna. Una Signora pallida, dal naso appuntito, le guance rubiconde. Il tratto della giovane illustratrice belga è naif sebbene riveli, con una piacevole spontaneità, una padronanza composta ed esperta. Il colore buio della notte viene dissipato e sottolineato al contempo dal brillante pallore della Luna e, e questo è amplificato dalla naturalezza delle parole in rima, dalla sua frizzante operosità e dalla sua tenera civetteria. Rivela l’intenzione di fare del proprio meglio in ogni circostanza e di godere degli istanti di serenità, di cercare di rigenerarsi in quegli stessi istanti, a voler cercare un messaggio. Ma noi non crediamo nelle storie che inviano messaggi segreti in codici da decifrare. Noi amiamo le storie che parlano con immediatezza e ci svelano cose che non immaginavamo. E questa è una di quelle