Recensione
Massimiliano Panarari, Venerdì di Repubblica, 14/01/2011

Così negli anni Sessanta l'Italia ha perso il treno dell'innovazione

Nella scienza, come nella vita, i treni passano una volta sola, e se non li si prende in quel momento, sono guai. Così è avvenuto per il nostro Paese che, all'inizio degli anni 60, era una potenza sotto il profilo industriale e scientifico, ma, caso unico tra le grandi nazioni occidentali, scelse un «modello di sviluppo senza ricerca», dove lo Stato rinunciava cioè a investire in una politica di innovazione, Il perché lo spiega II miracolo scippato (Donzelli, pp. 206, euro 18), un libro del giornalista scientifico Marco Pivato che analizza quattro appuntamenti mancati con la modernizzazione industriale. Il primo è quello dell'elettronica di Adriano Olivetti, creatore della «via italiana all'informatica» (di cui era convinto anche Enrico Fermi). Suo braccio destro era Mario Tchou, un geniale ingegnere di origine cinese cui si deve, nel '59, l'invenzione di Elea 9003, il primo calcolatore a transistor commerciale della storia (disegnato da Ettore Sottsass), che ci autorizza a dire che il computer l'hanno inventato gli italiani. Tchou morì in un incidente d'auto, la cui dinamica non è mai stata chiarita fino in fondo, e il governo si disinteressò di questa straordinaria avventura. Poi c'è il giallo, tuttora irrisolto, di Enrico Mattei, il presidente dell'Eni che aveva fatto dell'Italia del boom una potenza petrolchimica, Quindi il caso di Felice Ippolito, il padre del programma nucleare italiano, fautore della nazionalizzazione dell'energia elettrica (e tra i fondatori del Partito radicale), che finisce in carcere per alcuni anni per illeciti penali, ma che, soprattutto, si era fatto tanti nemici, dal presidente Giuseppe Saragat alle multinazionali petrolifere Usa. E, infine, c'è la storia di Domenico Maratta, direttore dell'Istituto superiore di sanità, protagonista di un suo formidabile rilancio (dalla sconfitta della malaria alla progettazione, nel '46, del primo e unico microscopio elettronico italiano), coinvolto, come Ippolito, in una serie di guai giudiziari. Certo è che i quattro pestavano i piedi a tanti, dai partiti agli Stati Uniti. Risultato: abbiamo dovuto abbandonare l'idea di essere una grande nazione tecnologica, e siamo diventati invece il Paese del made in Italy basato sulle produzioni immateriali. Non è poco, certo, ma un'altra storia era possibile